Red Hat Summit 2020: il futuro dell'IT tra cloud ibrido e virtualizzazione con Kubernetes

Red Hat Summit 2020: il futuro dell'IT tra cloud ibrido e virtualizzazione con Kubernetes

Il Red Hat Summit 2020 apre uno scorcio sul futuro dell'IT come immaginato dall'azienda statunitense: al centro i container e Kubernetes, utilizzato però anche per gestire le macchine virtuali. Semplificazione e unificazione al centro

di pubblicata il , alle 15:01 nel canale Cloud
Red Hat
 

Al Red Hat Summit, la conferenza annuale in cui Red Hat svela le ultime novità, sono state presentate diverse innovazioni: l'azienda ha parlato sia delle misure che ha messo in atto contro la pandemia globale in atto sia dei nuovi prodotti e servizi che metterà a disposizione dei clienti.

Per la prima volta il Red Hat Summit si è svolto completamente in forma virtuale, con tutti i principali esponenti dell'azienda che sono intervenuti dalle proprie case.

Red Hat per partner e lavoratori: le misure contro il coronavirus

Red Hat Summit 2020

La situazione senza precedenti ha portato anche Red Hat a prendere delle contromisure per far fronte alle sfide che si sono venute a creare. L'azienda ha annunciato diverse iniziative volte a mitigare l'impatto dei cambiamenti, tra cui l'estensione del ciclo di vita per molti prodotti nel portfolio e uno sconto del 50% sui servizi di consulenza Technical Account Management (utili per avere a disposizione un professionista che aiuti il cliente nella pianificazione e nell'implementazione di novità nella propria infrastruttura informatica) per le aziende nuove clienti.

Red Hat viene inoltre incontro ai lavoratori che hanno ricevuto un impatto negativo dalla pandemia, ad esempio perché hanno perso il lavoro o sono in attesa di sussidi. L'azienda ha infatti messo a disposizione di tutti, in forma libera e gratuita, corsi di formazione su tecnologie e competenze ricercate dal mercato del lavoro. Per le persone in cerca di lavoro, che l'hanno perso o che sono state messe in attesa di sussidi sono stati messi a disposizione corsi di formazione gratuiti per ottenere la certificazione Red Hat Certified System Administrator (RHCSA), una delle certificazioni più richieste tra i sistemisti.

Le novità del Red Hat Summit: Kubernetes anche per la virtualizzazione

Red Hat ha parlato, per voce dell'executive vice president of product and technologies Matt Hicks, delle tre principali novità di questo periodo. Hicks ha specificato che la notevole quantità di annunci che solitamente arriva in concomitanza con il Red Hat Summit verrà invece dilazionata nel tempo poichè l'azienda vuole impegnarsi maggiormente nel supportare i clienti al posto di lanciare nuovi prodotti e servizi.

La principale novità è Red Hat OpenShift 4.4: basata su Kubernetes 1.17, questa nuova versione di OpenShift permette di ottenere "un'esperienza simile al cloud dovunque", con nuovi strumenti per gli sviluppatori che permettono loro di avere maggiore controllo e maggiori informazioni. Con questa versione arriva anche in forma di anteprima tecnologica OpenShift Pipelines: si tratta di uno strumento adatto per definire delle regole per far avanzare un progetto tra i vari stadi in maniera automatizzata.

Red Hat Advanced Cluster Management for Kubernetes dà invece la possibilità di controllare l'ambiente cloud ibrido aziendale centralmente, intervenendo anche su data center dislocati in punti diversi del globo in maniera non dissimile da quella utilizzata per operare in maniera tradizionale.

La novità più dirompente è però la virtualizzazione tramite OpenShift: Red Hat afferma che sia possibile importare qualunque macchina virtuale ed eseguirla con gli stessi strumenti e con le stesse regole impiegati con Kubernetes, ma applicati alle macchine virtuali. Ciò permette alle aziende di fare a meno degli onerosi costi di licenza delle principali piattaforme di virtualizzazione oggi in uso e permette di utilizzare un'unica interfaccia per gestire le proprie applicazioni, che siano su macchina virtuale o che siano in container. Stando a Red Hat, l'intento è quello di portare le macchine virtuali nel mondo di Kubernetes e non il contrario.

Questa soluzione, derivata da KubeVirt e totalmente open source, è particolarmente interessante per le società di telecomunicazioni, che in questo modo possono gestire carichi di lavoro basati su 5G ed edge computing in maniera più efficiente e semplice rispetto all'utilizzo di più piattaforme, tra le quali alcune proprietarie e dagli alti costi di licenza.

Non è mancata l'occasione per Red Hat per lanciare qualche frecciatina a VMware. Durante la sessione di domande e risposte della conferenza Ashesh Badani, senior vice president of cloud platforms, ha lungamente discusso delle differenze facendo notare come Red Hat sia tra i principali sostenitori del modello dei container, avendo contribuito alla sua creazione, e usa un approccio completamente open source, mentre la concorrenza utilizza un approccio che richiede necessariamente l'acquisto di software proprietario e non necessariamente rispondente agli standard in uso nel mondo open source.

Il futuro è open source per Red Hat

Red Hat ha puntato molto sul principale elemento differenziante che può mettere in campo contro la concorrenza: quello dell'approccio aperto e collaborativo, in cui gli strumenti vengono sviluppati in the open e rimangono poi a disposizione della comunità. Questo approccio aperto fa sì che le aziende che utilizzano questi strumenti non siano vittime del vendor lock-in e possano passare liberamente tra diversi fornitori: OpenShift, ad esempio, è supportato nativamente da tutti i principali fornitori di servizi cloud.

“Oggi più che mai, l’attenzione deve andare alle esigenze uniche e distintive di ogni organizzazione: alcune hanno bisogno di scalare immediatamente le loro operazioni per soddisfare una sempre più accentuata richiesta di servizi, altre cercano di rafforzare e proteggere e le attività IT di base”, spiega Paul Cormier, recentemente divenuto CEO e presidente di Red Hat. “Piuttosto che fornire singole tecnologie per soddisfare un'esigenza o l'altra, Red Hat fornisce ai clienti un set di soluzioni flessibile e completamente aperto, che permette di rispondere alle loro necessità dove esse si verificano e con quello che hanno a disposizione, sempre in ottica enterprise. Si passa da Linux per una maggiore stabilità operativa fino a Kubernetes per scalare rapidamente i servizi in vista di richieste critiche, il tutto supportato dalla nostra competenza, esperienza e impegno a supporto delle comunità globali, e non solo dei nostri clienti diretti".

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