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HPE Spaceborne Computer torna sulla ISS: 130 TB di storage e sistema operativo aggiornato

HPE Spaceborne Computer torna sulla ISS: 130 TB di storage e sistema operativo aggiornato

Una terza iterazione del computer HPE Spaceborne è arrivata sulla Stazione Spaziale Internazionale con alcuni aggiornamenti tra cui maggiore storage SSD e un sistema operativo aggiornato. L'hardware serve per fare elaborazioni HPC (AI e Machine learning) in loco, con un risparmio di tempo non indifferente.

di pubblicata il , alle 13:31 nel canale Device
HPE
 

Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha annunciato di aver inviato una terza evoluzione dell'HPE Spaceborne Computer - realizzato con server di tipo COTS (Commercial Off-the-Shelf) - sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il sistema è stato trasportato a bordo grazie a una missione appaltata dalla NASA a Northrop Grumman Commercial Resupply Services e lanciata grazie al vettore Falcon 9 di SpaceX.

L'obiettivo dell'ultimo viaggio di HPE Spaceborne Computer-2 è quello di consolidare i precedenti successi del sistema, ampliando al contempo la portata e la complessità dell'elaborazione a livello di data center e del calcolo ad alte prestazioni (HPC) che possono essere eseguiti nello spazio, compresi i carichi di lavoro di intelligenza artificiale (IA) e apprendimento automatico (ML).


Questa configurazione di HPE Spaceborne Computer, basato su server HPE Edgeline e ProLiant, è stata aggiornata con l'aggiunta di oltre 130 TB di storage NAND di KIOXIA, che costituisce la maggior quantità di storage mai portata nello spazio in una singola missione.

Il totale è composto da quattro SSD KIOXIA da 960 GB RM Series Value SAS, otto da 1024 GB XG Series NVMe e quattro SSD PM6 Enterprise SAS da 30,72 TB. La memoria flash aggiuntiva consentirà di eseguire nuovi tipi di applicazioni e di condurre ricerche utilizzando set di dati più grandi all'interno dell'ISS National Laboratory.

I miglioramenti apportati all'HPE Spaceborne Computer-2 comprendono anche un sistema operativo aggiornato, software di supporto al volo spaziale della NASA e nuove funzionalità di sicurezza. Una volta a bordo della stazione spaziale, l'efficienza e lo stato di queste tecnologie saranno monitorati quotidianamente per valutare le prestazioni nelle difficili condizioni dello spazio.

Una volta completata l'installazione, il sistema sarà utilizzato dai ricercatori per far progredire l'innovazione e risparmiare tempo. Tradizionalmente, i dati ottenuti nello spazio venivano raccolti a bordo e inviati a Terra per l'elaborazione. Un supercomputer a bordo consente di valutare i dati quasi in tempo reale direttamente in orbita bassa, trasmettendo a Terra solo gli output, o insight, e riducendo così drasticamente i tempi di download. 

"Un dispositivo fisico sulla stazione spaziale che sequenzia il DNA localmente genera ogni volta 22 GB di dati. Invece di inviare tutti i 22 GB di dati sulla Terra, il computer HPE Spaceborne ha elaborato i dati a bordo, producendo infine un file di output di 235 KB, riducendo la quantità di tempo necessaria per condividere le informazioni di ricerca tra lo spazio e la Terra", specifica HPE.

L'ambito delle ricerche previsto per HPE Spaceborne Computer-2 comprende un esperimento di apprendimento federato (FL), ossia decentralizzato, che addestrerà in modo indipendente i modelli di ML e i motori di inferenza originariamente creati sul Cloud.

L'esperimento si avvarrà della collaborazione e sarà gestito da fornitori di servizi cloud con il duplice intento di contribuire ai modelli di addestramento di ML utilizzati sulla Terra e di mantenere un motore di inferenza AI aggiornato nello spazio. 

5 Commenti
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Hiei360031 Gennaio 2024, 18:09 #1
Ma perché fanno sequenziamento del DNA nello spazio? Dove lo prendono il DNA?
Musoita31 Gennaio 2024, 18:31 #2
Dagli esperimenti ,materiale portato da noi,non era difficile capirlo.
daviderules01 Febbraio 2024, 14:23 #3
Originariamente inviato da: Hiei3600
Ma perché fanno sequenziamento del DNA nello spazio? Dove lo prendono il DNA?

Da biotecnologo è stata la prima domanda che mi sono fatto, la risposta più probabile secondo me è che analizzino piante e microorganismi sulla stazione spaziale focalizzandosi sul trascrittoma, ovvero capire quali geni sono attivi e quali silenziati in assenza di gravità.
Hiei360001 Febbraio 2024, 14:27 #4
Originariamente inviato da: daviderules
Da biotecnologo è stata la prima domanda che mi sono fatto, la risposta più probabile secondo me è che analizzino piante e microorganismi sulla stazione spaziale focalizzandosi sul trascrittoma, ovvero capire quali geni sono attivi e quali silenziati in assenza di gravità.


Interessante come, nonostante nessun organismo abbia mai avuto lo spazio come ambiente naturale, ci siano dei geni che reagiscono in modo differente ad un ambiente completamente incompatibile con la vita
TheDarkAngel01 Febbraio 2024, 15:19 #5
Originariamente inviato da: Hiei3600
Interessante come, nonostante nessun organismo abbia mai avuto lo spazio come ambiente naturale, ci siano dei geni che reagiscono in modo differente ad un ambiente completamente incompatibile con la vita


Perchè non c'è nessun nesso causa/effetto in quello che dici.
Anche i manufatti umani reagiscono all'assenza di gravità, eppure non sono mai esistiti fuori dalla terra, prova a testare una diga

I geni possono reagire senza alcun problema alla gravità se un qualasiavoglia processo ha sfruttato (involontariamente) la stessa per funzionare.

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