Una ricerca di VMware mostra che gli italiani amano la tecnologia ma non la comprendono a fondo

Una ricerca di VMware mostra che gli italiani amano la tecnologia ma non la comprendono a fondo

Gli italiani sono fiduciosi nei confronti della tecnologia ma faticano a comprenderne gli aspetti più complessi e credono che manchi la necessaria trasparenza da parte di aziende e governi

di pubblicata il , alle 16:41 nel canale Innovazione
VMware
 

VMware ha commissionato a YouGov Plc un sondaggio per comprendere il rapporto degli italiani con la tecnologia. I risultati non stupiscono, a ben vedere, e il 62% ritiene che le innovazioni abbiano portato parecchi benefici, più precisamente "ritiene che abbia consentito di migliorare la propria customer experience nella relazione con le aziende". Un linguaggio più vicino al mondo del marketing che a quello dell'uomo comune, ma il concetto è chiaro: a dispetto di un'età media piuttosto elevata, siamo un popolo che apprezza la comodità dell'home banking, della possibilità di prenotare visite e prestazioni mediche online, di poter comunicare con le istituzioni in maniera elettronica evitando le terribili file che si associano alle strutture pubbliche. 

Per poco più della metà (53%) degli intervistati la tecnologia li ha aiutati a essere più produttivi e a trovare un maggiore equilibrio fra lavoro e vita privata grazie alla possibilità di svolgere almeno una parte dei compiti da remoto, ma il valore che più colpisce è quell'85% che è convinto che sarà proprio l'innovazione a dare un supporto fondamentale in famiglia, per esempio aiutando a prendersi cura dei parenti anziani che vivono da soli

Fiducia, ma entro certi limiti

Nonostante la fiducia riposta nella tecnologia, gli italiani ammettono di aver difficoltà a comprendere a pieno alcuni concetti. Cosa che in parte è comprensibile, a ben vedere non è strano che un 39% dichiari di avere scarse competenze su IoT, intelligenza artificiale e blockchain, temi solo recentemente sotto i riflettori dei media generalisti. Fa invece riflettere il fatto che il 65% degli intervistati lamenti una scarsa trasparenza sui temi legati alla privacy, segno che il tema non è sottovalutato dalla popolazione che, pur faticando a digerire i concetti più complessi, è perfettamente al corrente dell'importanza di sapere chi maneggia i propri dati.

A quanto emerge dallo studio, il problema non è cedere le informazioni ma sapere chi le maneggerà e perché. Non ci sono per esempio particolari resistenze nel condividere i dati relativi alla propria salute col medico mentre prevale un atteggiamento scettico nei confronti di banche e aziende private: il 55% non si trova a suo agio sapendo che un istituto finanziario ha accesso a dati relativi ad abitudini e stile di vita

Chi deve informare la popolazione?

Indipendentemente dalle competenze, la maggior parte degli intervistati ritiene che sia necessario spiegare le nuove tecnologie e il loro impatto. Sia dal punto di vista tecnico, per capire come possono migliorare la vita, sia da quello della trasparenza, garantendo all'utente il diritto di sapere chi maneggia le sue informazioni private, come e perché. Ma chi è che si dovrebbe occupare di fornire queste informazioni, di "educare" il pubblico? Secondo un 60% dovrebbe essere un compito delle aziende mentre un altro 57% ritiene che l'onere spetti al settore pubblico (le percentuali sono multiple).

"Nell'era della tecnologia digitale, per le aziende emergono nuove opportunità di guidare l'innovazione e incidere positivamente sulla nostra vita quotidiana" - afferma Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia - "C’è ancora spazio però per promuovere una maggiore educazione che alimenti la fiducia verso un ulteriore livello di innovazione e di adozione della tecnologia, e i consumatori hanno compreso quale possa essere il ruolo delle aziende e del settore pubblico nel guidare questo cambiamento. Le aziende, quindi, devono cogliere l'attimo - abbracciando le tecnologie emergenti per offrire servizi nuovi e differenziati in modo da soddisfare i propri clienti. Ritengo che ci troviamo in una posizione privilegiata per offrire il meglio di oggi e rappresentare il punto di partenza per l'innovazione di domani. Per fare questo, le aziende e il settore pubblico dovranno collaborare ancora più strettamente, in modo da cogliere le nuove opportunità che il futuro del lavoro alimentato dalla tecnologia offrirà a tutti noi".

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4 Commenti
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al13509 Luglio 2019, 16:45 #1
non l'avrei mai detto
mio padre che a 70 anni mi domanda ancora se mandare un messaggio privato su facebook equivale a metterlo in bacheca
Avatar010 Luglio 2019, 00:30 #2
Originariamente inviato da: al135
non l'avrei mai detto
mio padre che a 70 anni mi domanda ancora se mandare un messaggio privato su facebook equivale a metterlo in bacheca


Sta' già su un livello superiore tuo padre.

Non solo c' è chi non è in grado di comprenderla, ma neanche di usarla.
C' è chi per mettere in fila 3-4 click semplicissimi per raggiungere la pagina che gli interessa, che ha come unico requisito il saper leggere e fare 1+1, deve scriversi le istruzioni e consultarle ogni volta....
davide311210 Luglio 2019, 11:57 #3
Il vero problema è il modo in cui si fa formazione... Quando prendi la patente di guida ti spegano come funziona un'auto in generale, non come fumziona una BMW o una Toyota... Per intenderci mancano i concetti base comuni.
Del tipo: "ti insegno ad usare facebook"... no, il concetto dovrebbe essere: "ti spiego come funziona la logica dei social media", oppure t'insegno ad usare Word... no, ti spiego i principi del word processing, che poi è applicabile, con le dovute peculiarità, a quasiasi elaboratore di testi... non so se mi spiego...
s-y10 Luglio 2019, 12:06 #4
fosse l'unico argomento che amano (amiamo, va) senza comprendere come funziona in realtà...

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