Il 2022 secondo VMware: digitale, cybersecurity e lavoro da remoto

Il 2022 secondo VMware: digitale, cybersecurity e lavoro da remoto

VMware, insieme ad Anitec-Assinform, l'associazione di Confindustria che racchiude le aziende dell'ICT, ha fatto il punto della situazione sul mercato digitale, individuando i trend che caratterizzeranno il prossimo anno, trainati dai fondi del PNRR

di pubblicata il , alle 19:31 nel canale Market
VMwareCloud Securityintelligenza artificialeSmart Working
 

Digitale, cybersecurity e lavoro ibrido: sono questi i tre temi che secondo VMware caratterizzeranno il 2022. In un incontro virtuale con la stampa, la multinazionale ha presentato la sua visione, supportata dal direttore generale di Anitec-Assinform, l'associazione di Confindustria che racchiude le imprese che operano nel settore ICT e da Gianluigi Tiberi, co-fondatore della startup UBT, specializzata in dispositivi medicali innovativi. 

Il digitale in italia: l'analisi di Anitec-Assinform

Eleonora Faina, Direttore Generale di Anitec-Assinform, ha fatto il punto sul mercato del digitale in Itaila, evidenziando come nel 2021 ci sia stata una crescita significativa del settore, che nel primo trimestre del 2021 ha registrato un +5.7%. Una crescita sicuramente trainata dalla pandemia, che ha spinto moltissime aziende ad adottare il digitale per garantire la continuità delle operazioni, ma che è iniziata da prima, dal 2018.

 

digitale anitec

Soffermandosi sui Digital Enabler, cioè le tecnologie dirompenti che possono dare una forte spinta alla trasformazione digitale di un intero mercato, i dati mostrano che a crescere maggiormente, in termini percentuali, sono le tecnologie che fanno leva su intelligenza artificiale e quelle che ruotano attorno alla blockchain. Se invece ci si sofferma sul valore del mercato, è il cloud dove si spende maggiormente, pur essendo cresciuto leggermente meno rispetto ai Digital Enabler. Interessante notare come nel 2017 questi ultimi incidessero solamente per il 15,3% sul totale del mercato, mentre nel 2021 il loro peso è stato del 22,7%.

 

digital enabler anitge

Faina ha sottolineato come, sempre in punti percentuali, il settore pubblico in Italia abbia finalmente compreso l'importanza del digitale, con PA, enti locali e istituzioni sanitarie che hanno accelerato i loro sforzi per la trasformazione. In termini di valore di mercato, però, sono banche, industria manifatturiera e TLC e media a rappresentare la fetta di mercato a maggior valore. 

previsioni PNRR

Il peso del digitale sul mercato è destinato a salire ulteriormente sotto la spinta del PNRR, che darà una forte spinta al mercato digitale. Anitec-Assinform ha elaborato alcuni scenari, presentandone due durante la conferenza: uno più ottimistico, con il 100% dei fondi allocati e uno intermedio, dove solo il 70% delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vengono utilizzate. 

Investire sul digitale significa investire anche in cybersecurity

Aprirsi al digitale implica maggiori rischi sotto il profilo della sicurezza informatica e uno dei principali fattori di rischio nell'ultimo periodo è quello del lavoro da remoto, come prevedibile. I criminali informatici hanno concentrato l'attenzione sui dipendenti che lavoravano da casa e che, spesso, non avevano le stesse difese informatiche che invece trovavano lavorando all'interno del perimetro aziendale.

cyberzsxecurity anitec

Gli attacchi nel 2020 sono aumentati del 12% e nel 2021 l'accelerazione è stata ancora più rapida. Allo stesso tempo, cresce anche il budget destinato alle soluzioni di cybersecurity, un mercato che in Italia è passato dagli 1.238 milioni di euro del 2020 a 1.392 milioni del 2021. Nel 2024, secondo Anitec-Assinform, varrà più di due miliardi. 

cyber market

Deve però cambiare la mentalità: meno della metà delle aziende (48%) hanno nel reparto IT un CISO, un responsabile della sicurezza, e ancora meno (30%) hanno un CSO (Chief Security Officer) fra i dirigenti. Solamente il 36% delle imprese ha poi a sua disposizione Security Operation Center, da cui dirigere le operazioni di contrasto in caso di attacco informatico. 

In parte, queste carenze possono essere spiegate dalla difficoltà di reperire personale specializzato. Consola però come la percezione del problema sia cresciuta parecchio, con il 56% delle imprese che intende aumentare i budget per la cybersecurity a partire dal 2022. 

Sul lavoro ibrido "non si torna indietro": parola di Gigantino

Raffaele Gigantino, Country Manager di VMware Italia, non ha dubbi sul lavoro ibrido: si continuerà ad adottarlo. Una vera e propria necessità, dato che i dipendenti lo hanno apprezzato e, avendo dimostrato di poter essere anche più produttivi, a tutti gli effetti lo pretendono. Chiedere ai dipendenti di rinunciare a questa flessibilità è un rischio per le imprese, che rischierebbero di vedere l'abbandono di molti talenti.

Claudia Angelelli, Senior Manager Solution Engineering VMware SEMEA

Una visione condivisa da Claudia Angelelli, Senior Manager SE di VMware SEMEA, che ha toccato un punto molto interessante, quello della sorveglianza dei dipendenti che lavorano da remoto. Secondo VMware il 36% delle imprese italiane ha già introdotto dei sistemi per sorvegliare i dipendenti e il 45% ha intenzione di adottarli a breve. Anche questo, però, potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio: si rischia infatti di creare sfiducia nei lavoratori, di frustrarli, ottenendo il risultato opposto. Per Angelelli, la soluzione è quella di cambiare l'approccio alla sorveglianza: valutare il numero di ore che i dipendenti dedicano al lavoro non ha molto senso, mentre si può misurare la produttività, che alla fine è quello che interessa realmente. Bisogna insomma comprendere che non si paga un lavoratore per il tempo che dedica, ma per i risultati che porta, gli obiettivi che riesce a raggiungere

UBT, l'azienda che vuole rivoluzionare le analisi medicali

Alla conferenza ha partecipato anche Gianluigi Tiberi, Co-Founder di UBT, azienda umbra fondata nel 2015 che realizza dispositivi medicali innovativi, che fanno leva su cloud e intelligenza artificiale. Un'azienda che, sottolinea Gigantino, "non è cliente di VMware". Non è stata chiamata in quanto partner, ma in quanto rappresentativa di un settore in crescita, quello del digitale applicato al mondo della sanità. 

La soluzione su cui è al lavoro UBT è un dispositivo per effettuare la mammografia, un test molto importante per prevenire il tumore al seno, ma attualmente molto invasivo e potenzialmente pericoloso, dato che si basa sui raggi X. La soluzione MammoWave di UBT mira a rendere l'esame meno intrusivo e, soprattutto, più sicuro: al posto dei raggi X vengono usate microonde, totalmente innocue, tramite le quali viene effettuato l'imaging diagnostico. I dati sono poi caricati in cloud, dove vengono elaborati da un'intelligenza artificiale, fondamentale per elaborarli correttamente. 

Tiberi è convinto che il cloud e soprattutto l'IA saranno fondamentali per i prossimi sviluppi della medicina e se sicuramente l'IA non potrà mai sostituire un medico, il co-fondatore di UBT è convinto che nei prossimi anni tutti gli esperti del settore sanitario dovranno adottare soluzioni basate su IA per supportare i percorsi di cura dei i loro pazienti, così come per la prevenzione. 

6 Commenti
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Notturnia17 Febbraio 2022, 19:31 #1
Il 2002 ?? Bello il titolo..
piwi17 Febbraio 2022, 20:01 #2
Una retrospettiva
BlackDavid17 Febbraio 2022, 21:43 #3
Sul lavoro da remoto avrei qualche dubbio, gia' ora che la TV dice che le cose migliorano molti "capi" iniziano a gioire del fatto che si torni in ufficio e tutti i sottoposti dal sud devono tornare.

Frase ascoltata in prima persona:
"Ma come non sei felice che vieni in ufficio e vedi tutti i tuoi colleghi?"

Risposta mai pronunciata per evitare di passare per "quello pesante":
"Certo sono molto felice di passare 9 ore al giorno con estranei piu' 2 ore in auto da solo per venire in ufficio e tutto questo al solo scopo di non morire di fame insieme alla mia famiglia... ah gia' la mia famiglia e' sparsa per tutta l'italia ed il componente piu' vicino e' a 300km ed io sono a 900Km di distanza dalla mia citta' natale, ma tu non lo sai visto che non ti sei mai schiodato da qui se non per andare a fare i bagni 7 giorni l'anno in giro per il mondo".

Purtroppo l'italia e' un paese molto vecchio
Notturnia17 Febbraio 2022, 23:38 #4
Mi spiace contraddirti ma noi in fase di assunzione abbiamo ricevuto dei rifiuti perché volevamo assumere per Smart working e ci è stato detto che avrebbero lavorato solo se in ufficio e non da casa..
I’ Italia non è tutta uguale e pare ci sia gente che vuole lavorare in ufficio..

Facendo sprecare soldi ai datori di lavoro e sprecando ore di vita in auto.. non siamo tutti uguali
piwi18 Febbraio 2022, 07:14 #5
Sono valutazioni da fare caso per caso. Alcuni dei miei colleghi - magari quelli che erano stati relegati a fare smart working nell'ingresso di casa con un tablet dimesso e recuperato, mentre il resto delle stanze erano diventate il dominio dell'altro coniuge e dei figli in DAD - sono stati contenti del rientro; altri ... molto meno. Certo è che i problemi improvvisi e in genere le rotture di palle se le trovavano addosso sempre e solo i colleghi in presenza.
gsorrentino21 Febbraio 2022, 11:38 #6
Infatti sono valutazioni da fare caso per caso, e questo impedisce un po' una corretta pianificazione.

C'è infatti chi si risparmierebbe volentieri il traffico e i mezzi pubblici e chi a casa non ha la tranquillità che avrebbe in ufficio, o magari ha paura che alla fine lavorerà più delle ore previste...

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