Consys.it, ecco come reagiscono le società alla crisi del coronavirus

Consys.it, ecco come reagiscono le società alla crisi del coronavirus

L'allarme coronavirus ha costretto numerose aziende a ricorrere allo smart working in maniera massiccia, esponendole a nuovi rischi dal punti di vista della cybersecurity. Abbiamo chiesto a Consys come sta supportando le imprese durante l'emergenza

di pubblicata il , alle 17:41 nel canale Security
Consys
 

Il coronavirus ha costretto molti comuni d'Italia a rivedere il concetto di normalità per più di qualche giorno. Le scuole sono chiuse così come gli uffici di moltissime aziende, che si sono dovute adattare all'emergenza. C'è chi ha messo i dipendenti in ferie forzata, chi ha concesso permessi e chi invece ha cercato di andare avanti col lavoro di tutti i giorni, stravolgendone le modalità e introducendo in velocità delle politiche di smart working, o potenziando quelle esistenti. Tutti ormai hanno un PC e una connessione a casa, ma pensare che basti questo per proseguire l'attività di tutti i giorni è ottimista, soprattutto per chi deve accedere in sicurezza alle app e ai dati conservati sui server aziendali (siano essi on-premise o in cloud). La questione è ben più complessa e per capirla a fondo abbiamo parlato con Gianluigi Crippa, Strategic Business Developer Manager di Consys.it.

GianluigiCrippa_Strategic Business Developer Manager di Consys

Smart working e coronavirus - chi era preparato allo smart working ha accusato meno il colpo

Applicare delle politiche di smart working in azienda è meno banale di quanto si possa pensare. Non basta fornire un dispositivo e una connessione ai dipendenti: bisogna assicurarsi che possano accedere ai dati e alle app aziendali tramite canali sicuri, senza mettere a rischio la sicurezza informatica. Un lavoro che Consys.it svolge da 25 anni, aiutando le aziende a mettere in sicurezza il proprio perimetro e supportandole nel loro percorso di trasformazione digitale. E in questi giorni, Consys.it è chiamata ad aiutare i suoi clienti in questo difficile momento. 

"Quando abbiamo iniziato ad avere richieste da gestire in emergenza, alcuni clienti in poche ore erano già pronti" ci spiega Crippa - "Per chi si appoggia a servizi SaaS è stato facile, con le strutture on-premise è invece più complicato perché bisogna intervenire e testare la soluzione. In questo momento, in emergenza, facciamo prevalentemente un capacity planning: i nostri grandi e medi clienti hanno già soluzioni adeguate per gestire la mobilità, ma gli manca la capacità di dare supporto alla forza lavoro che accede in maniera massiva. Quando tutti si trovano fuori sede, ci sono dei problemi di capacità dato che l'architettura sviluppata non basta e bisogna capire quanto riesce a reggere".

Fondamentalmente, le imprese già "predisposte" a questa modalità di lavoro hanno avuto una vita relativamente semplice: è bastato aumentare il numero di licenze, configurare l'architettura in modo che fosse in grado di reggere un maggior numero di connessioni remote e così si è riusciti a mettere velocemente una pezza senza sacrificare la sicurezza. Le prestazioni, soprattutto dal punto di vista della latenza, hanno sofferto, ma quantomeno queste aziende non hanno dovuto interrompere il loro lavoro. Differente il discorso per le aziende che invece erano completamente impreparate a questo modo di lavorare, che hanno avuto difficoltà ben più significative

Chi era già pronto al telelavoro però non ha vissuto l'emergenza in maniera indolore. "Quando dobbiamo aumentare la capacità implementiamo nuove soluzioni di accesso remoto, sotto forma di soluzioni SaaS, aumentando fondamentalmente il numero di licenze a disposizione dell'azienda. Non tutte però sono preparate ad affrontare una simile spesa o a riallocare il budget per fronteggiare l'emergenza" - ha proseguito Crippa. 

Questo perché non tutti i vendor offrono licenze a breve termine, che possono smettere di pagare una volta passato questo momento. Per i vendor più flessibili però questa può essere un'opportunità per far "provare" soluzioni, nella speranza che poi i clienti si rendano conto dell'impatto e le adottino anche una volta passata l'emergenza. Ma una volta terminato questo periodo, come reagiranno le aziende? Continueranno a lavorare come hanno sempre fatto o si struttureranno per aprirsi a nuove modalità di lavoro, più agili? 

"Dipende da come l'azienda ragiona" - ci spiega Crippa - "Già molte aziende hanno approcci zero trust e in Italia si sta facendo molta evangelizzazione per far adottare queste soluzioni. Alcune ne comprendono i vantaggi, anche in merito a una migliore user experience. Purtroppo tante aziende italiane sono abituate a lavorare sull'emergenza. Se questa situazione dovesse perdurare alcune aziende potrebbero ripensare l'approccio. Molte, passato il momento, torneranno al lavoro normale. La domanda che ci si fa spesso è se il management dell'azienda è pronto".

Le dimensioni dell'impresa sicuramente fanno la differenza e inevitabilmente per chi è più strutturato e ha più budget il passaggio è più semplice. Per tanti motivi. Settori come quello della moda e della finanza stanno reagendo in maniera molto veloce, mentre le imprese di piccole dimensioni fanno più fatica ad adeguarsi, anche perché molto spesso si appoggiano a soluzioni legacy, dove l'accesso remoto non viene usato per far accedere i lavoratori ai servizi e ai dati aziendali, ma solo per consentire agli amministratori di intervenire anche da remoto

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5 Commenti
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zbear27 Marzo 2020, 19:54 #1
Ogni volta che leggo 'sta baggianata dello "smart working" mi viene da ridere .... giusto un venditore o chi fa contabilità, ma larghissime fasce di lavoro sono totalmente impossibilitate a lavorare se non di persona.
jepessen27 Marzo 2020, 21:45 #2
Baggianata esattamente per quale motivo? Ovvio che ci sono categorie di lavoratori per il quale non si applica ma non per questo è una baggianata. Io e tutti i miei colleghi lavoriamo in smart working da settimane ed è esattamente come state in ufficio, se non meglio. Se poi una cosa utile a molti è bagginata perché non piace a te...
Notturnia28 Marzo 2020, 02:35 #3
sono curioso di capire come si costruisce la pappa che mangiamo in smart working..
io sto lavorando in smart working ma non è la panacea a tutti i mali..
amd-novello28 Marzo 2020, 09:59 #4
Originariamente inviato da: jepessen
Baggianata esattamente per quale motivo? Ovvio che ci sono categorie di lavoratori per il quale non si applica ma non per questo è una baggianata. Io e tutti i miei colleghi lavoriamo in smart working da settimane ed è esattamente come state in ufficio, se non meglio. Se poi una cosa utile a molti è bagginata perché non piace a te...


infatti

moltissimi avrebbero potuto essere liberi dal dover andare in ufficio. ora si nota che si poteva stare a casa giorni interi per lavorare.
benvenuti nel nuovo millennio
Notturnia28 Marzo 2020, 11:44 #5
una delle poche cose positive del corona virus è che sta cambiando la mentalità della gente .. con meno gente che va a lavoro un po' meglio staremo tutti.. ma si deve cambiare la mentalità dei dipendenti e dei dirigenti per farlo.. ed investire soldi per infrastrutture etc..

lo stiamo capendo che la rete internet italiana fa schifo e non regge questo sistema di lavoro.. non si puo' lavorare da casa con una connessione 10/3 ...serve la fibra per lavorare..e in questo siamo in dietro di 10 anni

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