Ren Zhengfei, l'Everest, Trump e il ban USA nei confronti di Huawei

Ren Zhengfei, l'Everest, Trump e il ban USA nei confronti di Huawei

Ren Zhengfei, imprenditore, fondatore di Huawei, attuale CEO della compagnia cinese, ma anche fine pensatore. Con invidiabile distacco ha parlato in una tavola rotonda organizzata da Huawei a Shenzhen dei temi dell'attualità, compreso il ban statunitense ai prodotti Huawei. Lo ha fatto anche con una metafora alpinistica

di pubblicata il , alle 17:41 nel canale TLC e Mobile
Huawei
 

A Coffee with Ren”, questo il nome dato all'evento di ieri in cui il fondatore di Huawei, si è confrontato sui temi dell'attualità con un panel composto da:

  • Ren Zhengfei, CEO e storico fondatore Huawei
  • Kishore Mahbubani, Former President of the UN Security Council, Founding Dean of the LKY School of National University of Singapore (NUS)
  • Detlef Zuehlke, Spiritual father of the smart factory Industry 4.0, Professor for Production Automation
  • Liu Fei, Head of 5G security research, Huawei

A guidare la discussione il giornalista Stephen Engel, Chief North Asia Correspondent di Bloomberg Television. Un ambiente certamente 'protetto', vista anche la presenza alla tavola rotonda di ospiti strettamente legati a Huawei e che già sono intervenuti ripetutamente agli eventi internazionali del colosso cinese. Nonostante tutto Engel ha provato a essere ficcante con le sue domande e le risposte di Ren Zhengfei e degli ospiti hanno sollevato un certo interesse. Ren Zhengfei è un personaggio molto particolare, decisamente filosofo oltre che imprenditore e che ha fatto della propria filosofia e del proprio modo di pensare uno dei punti di forza della propria azienda.

Naturalmente buona parte della discussione è ruotata intorno alle limitazioni poste dal governo americano ai prodotti di Huawei e alle collaborazioni possibili da parte delle aziende americane. La proibizione di avere rapporti con Huawei ha portato - ad esempio - al congelarsi dei rapporti con Google, con la diretta conseguenza per Huawei di doversi affidare per il suo Mate 30 alla versione AOSP di Android, priva di tutti i Google Services in questa prima fase di lancio.

Interessante il punto di vista di Ren Zhengfei: Huawei ha le risorse per andare avanti anche senza Google nel breve/medio periodo, ma non è certo una buona cosa per le prospettive a lungo termine. L'azienda cinese ha confermato l'investimento di 1 miliardo di dollari per gli sviluppatori per favorire la costruzione di un ecosistema solido alle alternative 'fatte in casa' ai Google Services, i Huawei Mobile Services come AppGallery, Mobile Cloud, Temi, Video, Browser, Assistant. Sul tema è intervenuto, abbastanza a gamba tesa, Kishore Mahbubani: "Mi pare poco saggia la decisione presa a Washington. Gli USA avevano in mano un grimaldello con cui essere presenti a livello globale sui telefoni in tutto il mondo, Cina compresa, e ora con questo ban si tagliano fuori da soli".

Il CEO di Huawei "Trump? Non ho il suo numero di cellulare"

Più filosofico il punto di vista di Ren Zhengfei. "Possiamo paragonare la situazione attuale al monte Everest. Nelle ultime decadi gli Stati Uniti sono stati il leader tecnologico e presidiano la cima innevata. L'acqua che scorre dalla cima innevata alimenta torrenti e fiumi, che sono tutte le aziende dell'indotto, anche quelle americane. Noi cinesi siamo al momento attuale ai piedi del monte e abbiamo beneficiato (ma anche favorito) dello scorrere di questi fiumi. Se gli statunitensi si chiudono nell'isolamento e congelano il flusso d'acqua, noi alla base siamo costretti a scavare i nostri pozzi per alimentare la corrente d'acqua. E con gli investimenti attuali abbiamo già cominciato a farlo".

Qualcuno dalla platea ha chiesto: "Perché non chiama direttamente Trump per risolvere le cose, magari è più semplice?"
Ren Zhengfei ha risposto laconico "Non ho il suo numero di cellulare"
"E perché non va direttamente a trovarlo a Washington?"
"Lui ha il jet privato, può venire quando vuole, io ho solo un aereo di carta, se piove si bagna"

Kishore Mahbubani sul tema ha anche detto: "Sono nel campo della geopolitica da molti anni ormai. Quello che è chiaro è il fatto che siamo di fronte a un cambio epocale a livello mondiale. Dopo 200 anni in cui Europa e USA sono stati il fulcro dell'economia mondiale, ora l'equilibrio si sta spostando verso l'Asia. Le misure americano sono un tentativo di fermare l'ascesa orientale, ma la tendenza ormai è segnata. Gli USA dovrebbero capire, più che come fermare la Cina, come trovare la giusta posizione negli scenari che andranno delineandosi".

Sul tema della sicurezza Stephen Engel è stato molto diretto: "Signor Ren Zhengfei, può garantire che non ci sia nessuna backdoor nei prodotti Huawei?" Anche in questo caso il fondatore di Huawei ha voluto essere più riflessivo e prendere la questione con più distacco. "La questione della sicurezza è in continua evoluzione. Chiavi crittografiche molto complesse che richiedevano anni potranno essere risolte in pochi secondi dai computer quantistici. Dobbiamo lavorare per la sicurezza di domani. La cosa importante è farlo su regole che siano uguali per tutti. Gli stati hanno diritto di imporle, ma senza discriminazioni".

L'esempio tedesco, la declinazione italiana e le strategie europee sul 5G

Dello stesso avviso l'esperto di industria 4.0, Dr. Detlef Zuehlke, tedesco. Proprio la Germania ha recentemente stilato un insieme di regole per la costruzione delle reti mobile 5G del paese. Queste regole non stabiliscono nessuna discriminazione a priori sulla provenienza dei fornitori. L'Italia si sta muovendo su toni leggermente diversi. Ne abbiamo parlato direttamente in sede Huawei, dove è stato organizzato un incontro per assistere alla diretta dell'intervento di Ren Zhengfei, con Giuseppe Pignari, da poco nominato Cyber Security Officer (CSO) di Huawei Italia.

Le norme per il nostro Paese sono ancora in discussione, al momento al Senato, e prevedono un diverso tipo di trattamento per i fornitori europei e quelli Non EU. Per avvalersi dei secondi le aziende devono richiedere un permesso speciale, caricando di burocrazia i processi attuali. "Ha poco senso una norma del genere nel panorama attuale" ha detto Pignari "In cui tutte le aziende operano a livello globale e hanno fornitori globali. Negli apparecchi cinesi ci sono componenti americani e viceversa, e lo stesso vale per quelli europei". "Nell’elaborazione di un quadro condiviso di sicurezza nazionale, auspichiamo la diffusione di procedure di monitoraggio e valutazione dei rischi basate su studi e analisi dei fatti concreti". questo il punto di vista di Pignari, che ha già avuto incontri con le commissioni parlamentari sul tema.

Gli ho personalmente chiesto come si stiano invece muovendo le cose a livello europeo. A Bruxelles è stata lanciata l'iniziativa 'EU-wide coordinated risk assessment of 5G networks security' che mira, similmente a quanto fatto in Germania, a stilare un insieme di regole condivise su cui basare la sicurezza delle future reti di telecomunicazione. Lanciata a ottobre ha nella tabella di marcia la pubblicazione a dicembre di una toolbox con una serie di raccomandazioni agli stati membri, che dovranno naturalmente poi essere trasformate in provvedimenti a livello nazionale. La speranza di molti è che si possa arrivare a qualcosa di simile al regolamento GDPR, che non solo ha stimolato tutta l'industria a proteggere meglio dati e privacy dei cittadini europei, facendo emergere anche risorse economiche, ma che è anche divenuto modello per regolamentazioni estere. In questo l'Europa può giocare ancora un ruolo molto importante e non solo sul piano tecnologico.

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6 Commenti
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DanieleG07 Novembre 2019, 18:05 #1
"La speranza di molti è che si possa arrivare a qualcosa di simile al regolamento GDPR"

Ma anche no, guarda. Una delle porcherie più immonde mai partorite.
coshida07 Novembre 2019, 18:38 #2
Il fatto che Zhengfei parla di crittografia quando gli chiedano delle backdoor nei prodotti Huawei mi fa proprio ridere.

Dopo l'articolo (proprio della stessa Bloomberg) riguardo al fatto che sia stato messo un chip hardware all'interno di schede madri Supermicro da parte del governo cinese per spiare gli USA questo evento mi sembra alquanto strano.

https://www.bloomberg.com/news/feat...s-top-companies
+Benito+07 Novembre 2019, 19:03 #3
Stanno per partire i primi 60 satelliti operativi della costellazione Starlink, che si sta capendo essere sostenuta fortemente dal ministero della difesa americana per creare un nuovo network satellitare ad altissima velocità e bassissima latenza che non passi per infrastrutture straniere.
Per cui tra due - tre anni il ban su huawei e tutte queste chiacchiere saranno a zero, i dati sensibili che gli USA vogliono tenere per loro viaggeranno sull'internet di musk e i dati dei comuni stronzi mortali potranno finire senza problemi in mano ai cinesi.
Ultravincent07 Novembre 2019, 19:47 #4
"Le misure americano sono un tentativo di fermare l'ascesa orientale, ma la tendenza ormai è segnata. Gli USA dovrebbero capire, più che come fermare la Cina, come trovare la giusta posizione negli scenari che andranno delineandosi"

Questa e' la frase chiave...
frank808507 Novembre 2019, 22:33 #5
Originariamente inviato da: Ultravincent
"Le misure americano sono un tentativo di fermare l'ascesa orientale, ma la tendenza ormai è segnata. Gli USA dovrebbero capire, più che come fermare la Cina, come trovare la giusta posizione negli scenari che andranno delineandosi"

Questa e' la frase chiave...


la cina non si può fermare, se un americano si convince del contrario è solo un illuso.
prima che la cina diventasse una reale superpotenza capace di scalzare gli USA dalla loro amata supremazia, gli USA non hanno fatto nulla.
questi atteggiamenti ostili nei confronti della cina non hanno senso, distruggono i rapporti commerciali di aziende anche americane e non solo, sono alimentanti dall'odioso patriottismo a cui purtroppo moltissimi americani credono. Hanno una visione positiva di questo patriottismo, ma in realtà porta alla discordia tra nazioni. (come dimostra la prima guerra mondiale)
mf6308 Novembre 2019, 09:19 #6
Originariamente inviato da: coshida
Il fatto che Zhengfei parla di crittografia quando gli chiedano delle backdoor nei prodotti Huawei mi fa proprio ridere.

Dopo l'articolo (proprio della stessa Bloomberg) riguardo al fatto che sia stato messo un chip hardware all'interno di schede madri Supermicro da parte del governo cinese per spiare gli USA questo evento mi sembra alquanto strano.

https://www.bloomberg.com/news/feat...s-top-companies


E' una domanda a cui ha risposto decine di volte. Vista la platea ne ha parlato con una visione più ampia. La risposta per chi lo ascolta per la prima volta la puoi trovare su raiplay in una intervista esclusiva nella trasmissione Codice dove parla anche delle sue origini umili, famiglia poverissima. Cerca "ren zhengfei intervistato su raiplay" su google.

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