Rocky Linux, successore di CentOS, si prepara al lancio ufficiale

Rocky Linux, successore di CentOS, si prepara al lancio ufficiale

Il momento in cui Rocky Linux sarà lanciato si avvicina: gli sviluppatori prevedono che il varo sarà nel secondo trimestre, con la prima "release candidate" che sarà pubblicata entro il 31 marzo

di pubblicata il , alle 12:21 nel canale Device
Linux
 

Era l'inizio di dicembre quando Red Hat annunciò che avrebbe messo la parola "fine" alla storia di CentOS come distribuzione che ripropone fedelmente Red Hat Enterprise Linux senza, però, richiedere il pagamento dei costi di licenza. Tale decisione ha provocato molto malcontento tra gli utenti e uno dei fondatori originali del progetto CentOS, Gregory Kurtzer, ha annunciato la propria intenzione di lanciare un nuovo progetto, Rocky Linux. Tale progetto sta raccogliendo fondi e risorse per arrivare alla prima tappa: il lancio del proprio software, previsto per la fine di marzo come release candidate.

Si avvicina il lancio di Rocky Linux, uno degli eredi di CentOS

Rocky Linux

L'effetto inevitabile dell'annuncio di Red Hat è stato la frammentazione della comunità, che già ora si è divisa in diversi tentativi di creare "il nuovo CentOS" (AlmaLinux, ad esempio). Uno di quelli che sta guadagnando il supporto più vasto è Rocky Linux, che ha attratto anche grandi nomi come AWS (che figura come sponsor ufficiale del progetto).

Rocky Linux si sta ora concentrando sulla creazione dell'infrastruttura e dei sistemi di build automatizzati, con la data del 31 gennaio data come probabile termine. Il repository di test dei pacchetti sarà reso disponibile il 28 febbraio, mentre il 31 marzo è la data in cui verrà pubblicata la prima release candidate. Il progetto punta a rilasciare la versione definitiva nel secondo trimestre dell'anno.

Attualmente l'infrastruttura risiede nel cloud di AWS, nella regione US-East-2, ma nelle prossime settimane includerà anche US-West-2 e GovCloud, quest'ultimo facente parte di AWS e specializzato nel fornire servizi di cloud computing per agenzie governative e altre realtà con requisiti di sicurezza particolarmente stringenti.

Un aspetto particolarmente interessante è il fatto che Rocky Linux tratterà le architetture x86_64 e ARM64 come prioritarie, con rilasci contemporanei di entrambe: ciò dà maggiore risalto al fatto che ARM si sta aprendo uno spazio nel mondo dei data center, con il supporto del software che sta pian piano arrivando.

Rocky Linux ha anche fatto sapere nel suo annuncio che dismetterà Slack come mezzo di comunicazione per offrire, invece, Mattermost: si tratta di un servizio alternativo interamente open source che può essere impiegato anche su server di proprietà, senza dunque dover affidare i propri dati a terzi.

28 Commenti
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Opteranium25 Gennaio 2021, 12:56 #1
possibile che non si riesca a fare a meno di una distribuzione, una sola, ce ne sono 500.. per me questa è e sarà sempre la zavorra di gnu-linux, una ridondanza di centinaia di sistemi tutti uguali e tutti diversi, inutile e dispersiva
WarSide25 Gennaio 2021, 13:23 #2
Originariamente inviato da: Opteranium
possibile che non si riesca a fare a meno di una distribuzione, una sola, ce ne sono 500.. per me questa è e sarà sempre la zavorra di gnu-linux, una ridondanza di centinaia di sistemi tutti uguali e tutti diversi, inutile e dispersiva


Immagino tu non sappia cosa sia CentOS, da chi fosse usata e per quali motivi.

Tra Rocky Linux, Alma, Oracle Linux & Co, IMHO rimarrà solo una distro nel giro di 1-2 anni. Probabilmente sarà proprio Rocky Linux a prevalere se AWS continuerà a sponsorizzarla.
lollo925 Gennaio 2021, 13:27 #3
in realtà il mondo linux server ormai si riduce a giusto le debian-based a partire da ubuntu server e le redhat-based a partire RHEL e centos.

tutto il resto
o è irrilevante (al limite ci sono le slack-based con SUSE, ma quelle di norma te le montano direttamente sistemisti microsoft. l'unico motivo per usarle era l'integrazione con ADFS ed Exchange. ma ormai on-premise pure quelli stanno scomparendo)
o non è un problema (un qualunque sistemista RHEL mette tranquillamente le mani su un oracle linux, un centos e famiglia senza cambiare una virgola. idem dicasi per mondo debian. fermo restando che al 90% il sistema in sé non ha nemmeno grande importanza, si fa tutto in sandbox e container ormai)

mica tanto differente dai winserver standard e datacenter edition alla fin fine, sempre un sistemista che sappia il fatto suo ti serve
DanieleG25 Gennaio 2021, 14:13 #4
Originariamente inviato da: lollo9
in realtà il mondo linux server ormai si riduce a giusto le debian-based a partire da ubuntu server e le redhat-based a partire RHEL e centos.


C'è molta più SUSE che Debian, almeno nelle grandi aziende.
Tasslehoff25 Gennaio 2021, 14:30 #5
Originariamente inviato da: DanieleG
C'è molta più SUSE che Debian, almeno nelle grandi aziende.
Questo poteva essere vero una volta quando IBM sponsorizzava direttamente Suse per i propri prodotti (o forse dovrei dire "polpettoni" ) ma ormai CentOS e Ubuntu hanno preso il sopravvento, soprattutto la seconda che da tempo è la distribuzione più usata in ambito enterprise.
Tasslehoff25 Gennaio 2021, 14:39 #6
Originariamente inviato da: lollo9
in realtà il mondo linux server ormai si riduce a giusto le debian-based a partire da ubuntu server e le redhat-based a partire RHEL e centos.

tutto il resto
o è irrilevante (al limite ci sono le slack-based con SUSE, ma quelle di norma te le montano direttamente sistemisti microsoft. l'unico motivo per usarle era l'integrazione con ADFS ed Exchange. ma ormai on-premise pure quelli stanno scomparendo)
o non è un problema (un qualunque sistemista RHEL mette tranquillamente le mani su un oracle linux, un centos e famiglia senza cambiare una virgola. idem dicasi per mondo debian. fermo restando che al 90% il sistema in sé non ha nemmeno grande importanza, si fa tutto in sandbox e container ormai)
Concordo in generale, in realtà poi non è che i container abbiano cambiato più di tanto lo scenario, del resto quello che cambia è solo come si installano i prodotti, anzichè installarli direttamente sull'OS li fai girare dentro un container prendendoli da un'immagine.

Anche prima la scelta della distribuzione non è mai stata così critica, una volta soddisfati i requisiti del servizio che vuoi farci girare sopra era questione più che altro di preferenze.
In fin dei conti il 99,9999% dei problemi è dovuto a rogne applicative, non certo a capricci della distribuzione.

Sulle differenze tra mondo Debian e RedHat poi ci sarebbe tanto da dire, ma si tratta più che altro di dettagli insignificanti per qualunque sistemista, un link simbolico qui anzichè la, un servizio che cambia leggermente nome ma è comunque "parlante", package manager diverso ma che funziona in modo molto simile, piccole cose del genere.
Le differenze più significative sono su aspetti che (ahimè ) la maggior parte delle aziende e degli operatori ignorano (o peggio disabilitano), un esempio su tutti è apparmour vs selinux.
acerbo25 Gennaio 2021, 15:11 #7
Originariamente inviato da: lollo9
in realtà il mondo linux server ormai si riduce a giusto le debian-based a partire da ubuntu server e le redhat-based a partire RHEL e centos.

tutto il resto
o è irrilevante (al limite ci sono le slack-based con SUSE, ma quelle di norma te le montano direttamente sistemisti microsoft. l'unico motivo per usarle era l'integrazione con ADFS ed Exchange. ma ormai on-premise pure quelli stanno scomparendo)
o non è un problema (un qualunque sistemista RHEL mette tranquillamente le mani su un oracle linux, un centos e famiglia senza cambiare una virgola. idem dicasi per mondo debian. fermo restando che al 90% il sistema in sé non ha nemmeno grande importanza, si fa tutto in sandbox e container ormai)

mica tanto differente dai winserver standard e datacenter edition alla fin fine, sempre un sistemista che sappia il fatto suo ti serve


Suse é ancora parecchio diffusa.
dirac_sea25 Gennaio 2021, 16:11 #8
Originariamente inviato da: Opteranium
possibile che non si riesca a fare a meno di una distribuzione, una sola, ce ne sono 500.. per me questa è e sarà sempre la zavorra di gnu-linux, una ridondanza di centinaia di sistemi tutti uguali e tutti diversi, inutile e dispersiva

Nella vita quotidiana sicuramente scegli sempre tra centinaia di beni e servizi differenti: vini, automobili, biciclette, scarpe, camicie cellulari, ecc. ecc. ecc. Eppure, vorresti una sola distribuzione Linux... non ti pare una contraddizione? Se tu volessi iniziare a produrre borsette in cuoio perché dovrei venirti a dire che in Italia già ci sono già tante pelletterie?
joe4th25 Gennaio 2021, 18:04 #9
Finche' saranno libere, e il software che includono lo richiede, sara' sempre possibile, prendere l'intera distribuzione, cambiare 1 solo byte, o nessuno, o meglio rimuovere i riferimenti al brand originale se e' un brand registrato, e ri-rilasciarla sotto un altro nome come se fosse propria. In fondo inizialmente hanno tutte fatto cosi. Per esempio Ubuntu e' derivata dalla Debian, e continua ad attingervi, anche se ha i suoi canali di testing/sviluppo (ppa, etc.); Mandrake era derivata dalla RedHat, tramite l'aggiunta del KDE, che inizialmente RedHat non includeva perche' non approvava la licenza di QT, poi si e' fusa con Conectiva ed e' diventata Mandriva, e quando ha cessato le operazioni commerciali, si e' riversata in Mageia (che presto rilascera' la Mageia-8) e in Openmandriva. Mint deriva da Ubuntu. Oracle era basata su RedHat e ha aggiunto le sue customizzazioni; Manjaro deriva da Arch, fornendo i binari; Fedora deriva da RedHat, quando RedHat decise che era piu' profittevole dedicarsi soltanto ai server, e abbandono' la distribuzione desktop (che ricordo fino a quel periodo venivano vendute in dei cofanetti completi di CD e manuali stampati).

Le uniche due che mi vengono in mente abbiano cessato la distribuzione, sono Yellow Dog Linux, una distribuzione derivata da RedHat orientata ai processori PowerPC dei Mac, sparita perche' e' sparito l'hardware (come per l'Amiga), e l'altra e' la SCO-Linux, acquistata da Novell e poi confluita in SUSE.

Ubuntu stessa che aveva tentato la customizzazione del desktop con Unity, ma ha preferito mollarlo e aggrapparsi al Gnome upstream, risparmiando sullo sviluppo interno.
Mechano25 Gennaio 2021, 18:17 #10
Originariamente inviato da: Opteranium
possibile che non si riesca a fare a meno di una distribuzione, una sola, ce ne sono 500.. per me questa è e sarà sempre la zavorra di gnu-linux, una ridondanza di centinaia di sistemi tutti uguali e tutti diversi, inutile e dispersiva


Sai che c'è un nesso tra la difficoltà a decidere e 3 problemi psicologici di tipo compulsivo, ossessivo e il dubbio patologico?

E sono tutti riconducibili a paure e fobie personali: la paura di sbagliare, essere giudicati, non essere all'altezza.

Io di fronte ad una nuova distro mi entusiasmo e vorrei scoprire quali vantaggi mi da, e trovo questo stimolante. Creo subito una macchina virtuale, scarico, installo e poi esploro.
Se mi trovo bene e vedo che da vantaggi tangibili, la adotto e modifico la mia vita in funzione delle nuove comodità e funzionalità ritrovate.

Tu invece provi fastidio e vorresti avere meno scelte possibili, perché?

Sembri mio nonno, lui accendeva la TV e lasciava sempre sul RAI 1.
Non ho mai capito se la sua fosse paura che si rompesse il telecomando, o incapacità, o magari disinteresse per il resto dei canali disponibili.

Di sicuro rimanere nell'area di comfort mostra paura di esplorare il mondo.
E lasciare che altri scelgano al posto nostro lasciandoci 1, 2, max 3 possibilità chiare, togliendoci lo stress e l'ansia che sopraggiunge nel dover scegliere noi.

Sempre più persone oggi non sono in grado di risolversi da soli i propri problemi decisionali ed esistenziali, cercando di demandarli ad altri.

P.S. Dimenticavo di dire che sto per laurearmi in psicologia.

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