Red Hat e il concetto di Culture-as-a-Service

Red Hat e il concetto di Culture-as-a-Service

Red Hat spiega come l'approccio Culture-as-a-Service possa la percezione dell'IT, rendendolo un motore di innovazione che fornisce i mezzi per analizzare le prestazioni dei sistemi proprietari e utilizzare i dati per abilitare nuovi servizi

di pubblicata il , alle 15:01 nel canale Innovazione
Red Hat
 

Negli ultimi anni la maggior parte delle aziende ha sposato un nuovo approccio agli strumenti aziendali. Se in passato venivano sviluppati internamente, o comunque a misura delle proprie esigenze, oggi ci si è spostati verso un modello differente, dove la presenza di software "off-the-shef" è preponderante. Niente di male in questo, dato che permette di risolvere velocemente una seri di problematiche, senza dover investire tempo e risorse nel creare da zero gli strumenti. Questo approccio però pone un problema: "La dipendenza da queste soluzioni proprietarie significa che la conoscenza e l'esperienza preziosa viene persa a favore di terzi" - spiega Jan Wildeboer, EMEA Evangelist di Red Hat - "Con il tempo, questo rende più difficile adattare e personalizzare le soluzioni".

 

Red Hat_Jan Wildeboer

 

Culture-as-a-Service, la chiave del cambiamento culturale delle imprese digitali

Secondo Jan Wildeboer, è fondamentale che le aziende diano una maggiore enfasi agli investimenti sul personale e sui processi, così da mettere in piedi soluzioni ad-hoc, adatte alle loro specifiche esigenze. Ed è qui che interviene il concetto di CaaS, Culture-as-a-Service, che racchiude sia una nuova filosofia organizzativa sia un nuovo processo strategico.

"Il CaaS non punta ad eliminare le soluzioni proprietarie, tutt’altro. Il CaaS pone nuova enfasi sull'investimento nelle persone e nei processi" - ha dichiarato Wildeboer - "Per aumentare e migliorare il software di livello aziendale sulla base della conoscenza collettiva e della saggezza delle stesse persone che lo useranno. L'effetto a catena è che alla fine l'organizzazione disporrà della fiducia e della capacità di costruire le proprie soluzioni cloud-native".

Questo non significa abbandonare il software proprietario o cessare di esternalizzare le competenze, ma far sì che il team IT diventi un centro di innovazione, il cui obiettivo è far progredire l'impresa. Questo presuppone che la collaborazione fra chi porta avanti il business e il dipartimento IT, senza mettere la tecnologia al centro, ma considerandola per quello che è: uno strumento.

"Una volta che il linguaggio e il quadro di riferimento comuni sono stati definiti, la discussione dovrebbe concentrarsi sul processo e sull'implementazione, non sul prodotto in sé. Questo è il dominio dei team tecnici e di sviluppo. Se vogliono il supporto da parte dei loro colleghi di lavoro, devono parlare di applicazione pratica degli strumenti", ha spiegato l'evangelist di Red Hat. Che ha conclude il suo ragionamento specificando che "Il CaaS riunisce le persone, aiutandole a capire che stanno lavorando per raggiungere obiettivi simili. Una volta che le persone si confrontano, iniziano a condividere idee e a collaborare. Questo crea strumenti e piattaforme comuni, riducendo i costi e accelerando il time-to-market. La comunicazione è fondamentale, perché permette alle persone di incontrarsi a metà strada".

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2 Commenti
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Tedturb003 Aprile 2020, 23:54 #2
RedHat? prodotti-di-merda-as-a-service

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