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Nutanix .NEXT 2024: oltre l'iperconvergenza per rimpiazzare VMware

di pubblicato il nel canale Innovazione Nutanix .NEXT 2024: oltre l'iperconvergenza per rimpiazzare VMware

Nutanix dà appuntamento a Barcellona per la sua conferenza .NEXT. Incontriamo vari esponenti dell'azienda, tra cui il CEO, e molteplici clienti per capire come Nutanix stia affrontando questo periodo di grossi cambiamenti, dettati sia dall'acquisizione di VMware da parte di Broadcom, sia dall'arrivo dell'IA, ormai onnipresente. È una di quelle occasioni in cui davvero si respira il vento del cambiamento

 

Con oltre 4.000 partecipanti radunati presso il polo fieristico di Barcellona, la conferenza .NEXT di Nutanix si può a tutti gli effetti considerare un successo. L'azienda ha radunato partner e clienti per raccontare le ultime novità, ma non solo: l'evento è stato in qualche modo una dimostrazione ulteriore del fatto che Nutanix sta vivendo un momento per molti versi unico, e un cambiamento significativo che per molti versi era inatteso. Eravamo presenti alla conferenza e abbiamo incontrato varie persone, dentro e fuori Nutanix, per capire meglio come l'azienda si stia evolvendo.

Un primo segnale di quanto stia mutando il panorama è la presenza di un numero significativo di partner tecnologici: erano presenti AMD, Cisco, Dell, Fujitsu, HPE, Intel, Lenovo, NVIDIA, OVHcloud, Red Hat, Supermicro, SUSE, Veeam e molti altri. Nomi di un certo peso che fanno capire come l'azienda stia riuscendo a raccogliere consensi da tutti gli attori sul mercato, siano essi clienti o le grandi aziende fornitrici di tecnologia.

Nutanix tra cloud e supporto al vecchio hardware

Nutanix ha da sempre scommesso molto sul concetto di cloud ibrido, in cui l'infrastruttura on premise si integra con il cloud senza soluzioni di continuità (o quasi). Con la crescita a dismisura di Kubernetes come piattaforma di riferimento nel mondo del cloud, l'azienda ha deciso di presentare la sua Nutanix Kubernetes Platform, o NKP in breve. Si tratta di una piattaforma compatibile con le specifiche della Cloud Native Foundation (CNCF) e basata su componenti open source. Si tratta, di fatto, di un rimpiazzo del Nutanix Kubernetes Engine già esistente e fa proprio del fatto di essere strettamente legato al progetto upstream, ovvero al Kubernetes pubblicato dalla CNCF, uno dei suoi punti di forza: non ci sono infatti caratteristiche che portano al vendor lock-in.

Una particolarità di NKP è il fatto che presenta un unico pannello di controllo centralizzato per la gestione che consente di controllare i cluster di Kubernetes ovunque siano: in cloud, on premise, sull'edge e in ambienti air-gapped. Consente di gestire anche piattaforme non basate su prodotti Nutanix, come EKS (di AWS) ed AKS (di Azure), unificando così la gestione di ambienti diversi.

Proprio quest'ultimo aspetto fa cambiare la prospettiva sull'annuncio di NKP, perché la possibilità di gestire l'archiviazione in ambienti disomogenei come, per l'appunto, AWS e Azure è una delle prerogative di Project Beacon.

Se NKP è, per molti versi, più sul "versante cloud" nell'ecosistema del cloud ibrido, AHV è invece più saldamente legato al mondo on premise. AHV sta per "Acroplis Hypervisor" ed è la base su cui si fonda la piattaforma di virtualizzazione dell'azienda. Nutanix ha annunciato un cambio di rotta significativo (che esploreremo maggiormente più avanti) nel modo in cui gestisce le piattaforme hardware esistenti e non necessariamente iperconvergenti, un aspetto su cui l'azienda è stata sempre rigidissima perché convinta della sua bontà: la compatibilità di AHV con l'hardware esistente è stata infatti ampliata, così da consentire alle aziende di riutilizzare l'hardware esistente.

All'interno di questo annuncio c'è una partnership con Cisco, tramite la quale i server Cisco UCS sono stati certificati per l'uso con AHV. Non si tratta delle uniche piattaforme hardware che saranno supportate e seguiranno annunci specifici. L'azienda ha parlato di questa scelta come di un "aiuto ai clienti per semplificare le migrazioni verso Nutanix dall'hypervisor legacy", che in parole povere significa "per rendere più facile abbandonare VMware".

Sempre sul fronte dei miglioramenti ad AHV, l'hypervisor supporta ora la possibilità di effettuare snapshot che richiedono l'approvazione di più persone per poter essere modificati, così da prevenire danni in caso di ransomware o accessi non autorizzati. Viene inoltre introdotta una soluzione chiamata "Metro" che consente di sincronizzare i dati verso un data center geograficamente distante, così da garantire la sicurezza dei dati. Si tratta non solo di un metodo per assicurarsi di non perdere i dati aziendali, ma anche per rispettare i dettami del regolamento DORA (Digital Operations Resilience Act) dell'UE, che entrerà in vigore nel 2025 e che prevede proprio la necessità per le aziende che operano nel settore finanziario di avere tre siti, di cui uno geograficamente separato dagli altri.

Torniamo per un attimo al punto sull'espansione del supporto hardware di AHV. Parlando con Rajiv Ramaswami, CEO dell'azienda, è emerso che Nutanix si è trovata a dover prendere delle decisioni inaspettate da quando VMware è stata acquisita da Broadcom. Una di queste è il supporto alle piattaforme di storage tradizionali come vSAN e i server Dell PowerFlex, nonché a nodi per il solo calcolo (e non, dunque, iperconvergenti): Nutanix ha da sempre spinto per supportare esclusivamente infrastrutture iperconvergenti in quanto ritiene che siano il futuro e le uniche in grado di fornire prestazioni sufficienti per la sua piattaforma e per le applicazioni che i clienti vi eseguono sopra. Tuttavia, moltissime aziende hanno investito somme ingenti per le proprie infrastrutture e non vogliono (o non possono) passare a un modello iperconvergente, quantomeno non nel breve periodo.

Il supporto ai server Dell PowerFlex è nato dal fatto che "Dell è venuta da noi e ha indicato l'interesse nell'offrire questo supporto. Abbiamo dunque cambiato idea perché un partner si è offerto di supportarci, per cui per noi è diventato fattibile offrire questo supporto, e in questo modo offriamo un beneficio ai nostri clienti che hanno una base installata di PowerFlex e che vogliono usare il nostro hypervisor AHV." Il supporto ad altre piattaforme di storage non è stato annunciato, ma è stato lasciato intendere che arriverà col tempo. "Ci abbiamo riflettuto per molto tempo, perché ci porta in una direzione diversa da quella che pensavamo. In un certo senso stiamo andando indietro supportando queste piattaforme di storage, perché la nostra missione era di modernizzare l'infrastruttura; tuttavia, con le opportunità arrivano sempre anche le sfide e sappiamo che aprendoci a questa sfida possiamo arrivare a un mercato più ampio, che è poi il motivo per cui abbiamo deciso di dare questo supporto."

Nutanix era forse troppo piccola in passato per farsi tirare in due direzioni differenti; come sempre avviene, infatti, il supporto a piattaforme differenti costa tempo e risorse. L'azienda aveva fin qui scelto di operare seguendo un modello preciso, ma c'è sicuramente spazio per espandere e rivedere questo modello: e questo è proprio ciò che è avvenuto, perché il modello convergente rimane molto utile e molto usato. Supportarlo, dunque, apre le porte per Nutanix a un mercato molto più ampio e rende la sua piattaforma più flessibile, per quanto richieda un compromesso dal punto di vista architetturale.

L'intelligenza artificiale secondo Nutanix: GPT-in-a-Box 2.0

L'intelligenza artificiale è ormai dovunque e tutte le aziende stanno correndo per annunciare che non stanno perdendo questo treno - anche se rimarrà da vedere se e quando si sentirà il fischio di pirandelliana memoria che farà capire quanto questa frenesia sia sensata. Nutanix aveva già annunciato lo scorso anno l'iniziativa GPT-in-a-Box, che mette nelle mani delle aziende una soluzione "chiavi in mano" per sfruttare l'IA generativa su infrastruttura proprietaria e usando modelli linguistici open source.

La seconda generazione arriva a nemmeno un anno di distanza dalla prima. La novità principale sta nell'accesso ai microservizi NVIDIA NIM e alla libreria di LLM di Hugging Face. La particolarità di GPT-in-a-Box 2.0 sta nel fatto che è possibile accedere a una vasta gamma di modelli linguistici che sono gestibili facilmente da un'interfaccia grafica che rimuove gran parte della difficoltà di mettere in opera tali modelli d'IA sulla propria infrastruttura. Con questa seconda versione arriva anche il supporto a una gamma più ampia di hardware che include NVIDIA L40, L40S, H100 e L4.

Guardando al problema della gestione dei dati nell'ambito dell'IA, una frase che ci ha colpito molto arriva da Manosiz Bhattacharyya, CTO presso Nutanix. Durante la presentazione principale durante il secondo giorno della conferenza ha affermato: "l'IA non è che una rappresentazione dei vostri dati, quindi se non volete dare accesso ad altri ai vostri dati, non dovete dargli accesso ai vostri modelli di IA." E questa è una prospettiva di cui pensiamo si parli troppo poco: troppo spesso si sente parlare dell'intelligenza artificiale come se fosse un oggetto dalle proprietà quasi magiche, senza relazione con ciò che lo circonda; una sorta di oracolo, che estrae informazioni dall'Iperuranio, o di genio che esce dalla lampada. Pensare invece all'IA come a una rappresentazione dei propri dati cambia radicalmente la prospettiva e fa capire quanto le aziende (e non solo: anche, e forse soprattutto, i privati cittadini) debbano fare attenzione quando vi hanno a che fare.

Bhattacaryya ci dice che proprio questa considerazione ha guidato l'azienda nell'implementazione di GPT-in-a-box 2.0: le aziende possono dare accesso ai modelli di IA da parte delle proprie applicazioni in cloud usando delle chiavi che possono essere revocate, così da mantenere sempre il pieno controllo sull'accesso e, in ultima analisi, sui dati.

Dal momento che gestire l'IA non è un compito da poco, Nutanix ha annunciato anche l'avvio del Nutanix AI Partner Program, che punta a offrire accesso semplificato ai servizi dei partner per mettere in opera, eseguire e gestire gli LLM e le applicazioni aziendali che sfruttano l'IA generativa.

Lo spettro di VMware e le opportunità per Nutanix

Il tema dell'acquisizione di VMware da parte di Broadcom torna ciclicamente durante tutta la conferenza in varie forme. Sembra quasi inevitabile: è probabilmente il più grande cambiamento nel mondo dell'IT enterprise degli ultimi anni. Nutanix è molto ben al corrente del nervosismo che questo passaggio suscita nei clienti, tanto da organizzare sessioni specifiche con alcuni clienti e con degli analisti per parlare di come l'acquisizione stia influenzando e cambiando il mercato. Da un certo punto di vista, tutta quest'attenzione è quasi paradossale: in quale altro contesto la conferenza annuale di un'azienda vede tanto spazio dedicato al principale concorrente, nominato esplicitamente varie volte e in molteplici contesti? Dall'altro lato, però, ha senso: Nutanix mostra di avere voglia di confrontarsi e non teme di fare pubblicità all'avversaria (che attualmente sembra fare di tutto, invece, per allontanare partner e clienti).

In tutti gli incontri che abbiamo avuto con i clienti di Nutanix, ci sono alcuni temi che sono sempre emersi: la facilità di passare alla piattaforma dell'azienda, il fatto che non sia necessario costruire competenze completamente nuove, la maggiore semplicità nell'approcciare Nutanix rispetto ad altre piattaforme e rispetto al cloud. Proprio quest'ultimo punto è quello toccato da Justin Mason, Associate Director of Vendor and Operations presso l'Università di Canberra in Australia, che ci dice che "era difficile trovare tutte le diverse competenze necessarie per spostarci da VMware al cloud, ma la piattaforma unificata di Nutanix è più semplice da gestire" e ha consentito all'università di creare una piattaforma con cui non solo gestire i sistemi amministrativi, ma anche per mettere a disposizione di studenti e professori un'infrastruttura di desktop virtuali con cui insegnare data science, ad esempio. "La transizione da VMware è stata indolore e non abbiamo avuto bisogno di consulenti esterni. Le competenze che abbiamo maturato internamente sono state completamente trasferibili su Nutanix", ci dice Mason. L'università non è un cliente recentemente convertito, ma uno di lungo corso: ha infatti iniziato a usare Nutanix circa dieci anni fa e nel tempo è passata completamente alla piattaforma dell'azienda, sfruttandone anche l'hypervisor AHV.

Un'esperienza simile ci viene raccontata da Gregg Lowe, CIO di Boyd Gaming, una società che possiede 27 casinò negli Stati Uniti: Lowe ci racconta come "il mio team sta finalizzando la migrazione verso Nutanix in questo momento, mentre stiamo parlando. Non è che non sia nervoso all'idea [di non essere lì], ma allo stesso tempo c'è una certa fiducia nella piattaforma che si è costruita negli ultimi 18 mesi, da quando abbiamo iniziato la migrazione." Lowe racconta come l'azienda avesse firmato un contratto di tre anni con VMware che scade alla fine di quest'anno, ma si è resa conto che pagava per usare l'hypervisor di VMware e per la piattaforma di gestione di Nutanix quando avrebbe potuto pagare solo quest'ultima, visto che AHV è gratuito. Ha quindi deciso di migrare interamente a Nutanix. Non solo per una ragione di costi: "quando Broadcom ha comprato CA, ha fermato molta innovazione", dice Boyd, e questa è una ragione per molti clienti di guardarsi intorno in cerca di alternative, dato che temono che la stessa cosa possa avvenire anche con VMware. Si tratta di una paura non suffragata per ora da prove, ma fondata su dei trascorsi di Broadcom; non c'è ancora modo di dire, insomma, quale traiettoria seguirà l'azienda da questo punto di vista.

Secondo Lowe, "Broadcom aumenterà i prezzi, ma il costo più grande rimane l'hardware e molte aziende non vogliono lasciarlo inutilizzato mentre diminuisce di valore. Quindi credo che molti clienti passeranno a Nutanix; non accadrà da un giorno all'altro, ma applicazione per applicazione, in base al ciclo di ricambio dell'hardware, che per le grandi aziende avviene gradualmente nel tempo. Sarà una transizione che richiederà tre, cinque anni, ma accadrà."

La sensazione generale, parlando con vari esponenti dell'azienda, è una di generale serenità: il cambiamento, come diceva Lowe, non avverrà da un momento all'altro, ma gradualmente e nel corso dei prossimi anni. Non c'è dunque fretta né ansia, ma la coscienza che ci siano sia opportunità, sia rischi in questo passaggio; c'è dunque entusiasmo, ma anche cautela.

Se quindi la direzione del mercato sembra per certi versi segnata, non è un caso che Nutanix porti diversi casi di successo alla conferenza e mostri come sia possibile migrare da VMware alla sua piattaforma anche nel caso di infrastrutture di dimensioni medio-grandi (Boyd Gaming, ad esempio, ha circa 5.000 macchine virtuali da gestire, ma ci sono realtà più grandi: Computershares, azienda di servizi finanziari, ha annunciato il passaggio delle sue 24.000 VM a Nutanix). Il messaggio, come detto alla chiusura dell'acquisizione di VMware, è chiaro: Nutanix c'è ed è pronta ad accogliere e supportare nuovi clienti.

"Gartner ha pubblicato un rapporto in cui ha detto che il 30% dei clienti VMware lascerà la piattaforma entro il 2028 per via delle strategie di Broadcom", ci dice a questo proposito Lee Caswell, SVP of Product and Solutions Marketing. "Se ho fatto bene i conti, ci sono circa 300.000 clienti di VMware, il che significa che circa 90.000 di questi sarà in gioco. Nutanix oggi ha 25.000 clienti: ciò vi dà un'idea di quanto il settore si stia spostando. Broadcom sta prendendo per sé i clienti più remunerativi, ma credo che sia un errore da parte loro. E la ragione è che supportare l'infrastruttura è diverso dal supportare un'applicazione o il progetto di un chip per una rete Fiber Channel. Quello è un progetto "design once, learn once" ["lo progetti una volta e impari a usarlo una volta", NdR], ma l'infrastruttura ha requisiti di sicurezza e richiede un impegno costante. Nutanix ha un modello al 100% fondato sul canale, perché i partner sono una componente fondamentale nel supportare i clienti. Il vantaggio per molti partner è che il modello è "learn once, deploy many" ["impara una volta, metti in pratica molte volte", NdR]: se un cliente vuole i container, impari a usarli una volta e poi è lo stesso modello per tutti, che sia on premise, su AWS o su Azure. E lo stesso vale anche per l'IA, per l'uso delle GPU e così via."

"In questo momento quello che non piace è l'incertezza", ci dice Domenico Impelliccieri, Head of FastCloud ICT & SAP Services, nonché a capo del gruppo d'ingegneria che studia le nuove tecnologie tra cui rientra anche Nutanix, in Fastweb. "Nessuno sa di cosa sarà di questo mondo, quindi molti clienti che prima andavano, per comodità, avanti con le stesse tecnologie, oggi chiedono soluzioni alternative. Molti clienti conoscono già Nutanix, ma chi non la conosce vuole ascoltare. Prima di questo 'Big Bang' non sarebbe successo. Per Nutanix vedo un futuro se non creerà un lock-in per i clienti: è fondamentale perché, come insegna la storia, se rendi il cliente libero di scegliere è più facile."

Chiediamo a Impelliccieri quanto influiscano, per fornitori di servizi come Fastweb, elementi come la disponibilità di un'interfaccia grafica per il self service da parte dei clienti, che è uno degli elementi di forza di VMware. "C'è, funziona ed è personalizzabile, ma ci sono alcune considerazioni da fare. Fino a due anni fa, senza questa interfaccia ci sarebbe stato un grosso problema; oggi c'è un cambio totale del panorama. Moltissimi clienti prima volevano un proprio cruscotto per il monitoraggio, oggi non lo vogliono più e vogliono concentrarsi sul proprio business, per cui il servizio semplicemente deve funzionare. In fin dei conti, per molti clienti l'IT è un concetto quasi da dimenticare: il cliente si deve concentrare sulla propria attività, ad esempio per prepararsi all'ingresso dell'IA nella sua attività catalogando i dati."

E qui riemerge un altro tema che si è rivelato comune a tutte le discussioni che abbiamo avuto: il fatto che il passaggio da VMware a Nutanix è visto da moltissimi, ed è rappresentato così anche dall'azienda stessa, come un'opportunità per cambiare. Non, dunque, solo una sostituzione degli strumenti in uso con altri equivalenti, ma un'occasione anche per riprogettare il proprio IT e modernizzarlo. Che non è un processo affatto semplice, ma nondimeno necessario e, spesso, voluto dalle aziende.

Nutanix in Italia

"Nell'ultimo trimestre del 2023 siamo cresciuti del 26%, e l'Italia è uno dei mercati dove andiamo meglio", ci dice Sammy Zoghlami, SVP EMEA Sales. "Ci sono molte ragioni per cui andiamo bene, alcune delle quali legate alla difficoltà: le crisi sono un contesto in cui i clienti provano a fare nuove cose, come stare nel budget con nuovi progetti e ottenendo una migliore efficienza. Per noi è un contesto dove andiamo bene, perché portiamo molta automazione e riduzione di uso delle risorse, e quindi consumi energetici, nonché una barriera d'ingresso più bassa per quanto riguarda le competenze."

In Italia è il settore pubblico a trainare la crescita di Nutanix, ma ci sono segnali anche dal settore privato. "Storicamente abbiamo fatto progetti di media entità con le aziende italiane, ma oggi ne stiamo facendo su scala molto più grande", ci dice Zoghlami.

Tra i clienti di Nutanix in Italia c'è anche Fastweb, con FastCloud che conta più di 2.000 clienti, che includono pubblica amministrazione, Sanità e clienti privati. "Circa il 40-45% del nostro fatturato [legato a FastCloud] arriva dalla Pubblica Amministraizone", ci dice Impelliccieri. "Quindi il tema della residenza del dato in Italia è fondamentale e Nutanix ci aiuta in questo senso a offrire un'infrastruttura completa."

Fastweb sarà il partner italiano per un servizio di DRaaS, disaster recovery as a service, fondato sulla piattaforma Nutanix. Benjamin Jolivet, country manager per l'Italia di Nutanix, ci dice che "c'è una forte volontà da parte nostra di sviluppare dei servizi pertinenti con il mondo MSP, di costruire un ecosistema in cui si collabora con i partner." Proprio a questo proposito, Impelliccieri continua dicendo che "c'è la volontà di creare delle soluzioni 'Nutanix by Fastweb', creare soluzioni specifiche sfruttando la nostra esperienza. La nostra forza rispetto agli hyperscaler è quella di fare servizi su misura. Su duemila clienti non credo ne abbiamo quattro uguali. Per una realtà come Fastweb, adottare soluzioni più facili da usare significa che diventa tutto più semplice".

Fastweb inaugurerà a luglio il suo primo data center dedicato specificamente all'IA e che vedrà l'addestramento del primo modello specificamente italiano e addestrato su contenuti italiani ("di cui abbiamo acquisito le licenze per lo sfruttamento", ci dice Impelliccieri). Da quanto ci è stato detto, Nutanix sarà parte del progetto, anche se non sono stati condivisi dettagli specifici su quale sarà il ruolo che vi svolgerà.

10 Commenti
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Rubberick11 Giugno 2024, 09:32 #1
ma nutanix non ha un sw simile a vmware workstation?
Slater9111 Giugno 2024, 10:13 #2
Originariamente inviato da: Rubberick
ma nutanix non ha un sw simile a vmware workstation?


Che io sappia no e non è un mercato dove vogliono essere presenti. Si occupano solo d'infrastruttura.
giovanni6911 Giugno 2024, 10:56 #3
Originariamente inviato da: Rubberick
ma nutanix non ha un sw simile a vmware workstation?


Ricordo che proprio di recente è stata rilasciata la versione free/licensed della release 17 di Vmwarte Workstation da parte di Broadcom.
https://www.hwupgrade.it/forum/show...;postcount=1494
alien32111 Giugno 2024, 11:13 #4
Originariamente inviato da: Rubberick
ma nutanix non ha un sw simile a vmware workstation?


Sei tanto lontano, ma TANTO.

In pratica Nutanix ha un sistema a Iperconvergenza, il che vuol dire che
loro ti vendono il loro Hardware con il loro software, che è un Hypervisor simile a VMWare.
La cosa figa è che i nodi di di Nutanix comunicano fra di loro e creano un cluster distribuito, in pratica si sommano spazio disco CPU ram ecc.
Non hai bisogna di una SAN, dato che lo spazio disco è distribuito fra tutti i nodi, che mi pare debbano essere minimo 3.

Ci sono svariati vantaggi rispetto a soluzione VMware,l'unico problema è che 1 Noto costa più di 100 000 euro ^^
Kaneda7911 Giugno 2024, 12:19 #5
Originariamente inviato da: Rubberick
ma nutanix non ha un sw simile a vmware workstation?


No, Nutanix non mette disposizione un hypervisor installabile su un sistema operativo; non avrebbe senso, perché la soluzione è più del solo hypervisor.

Tuttavia hai la possibilità di usare gratuitamente il loro software installando la "community edition", che ti permette di testare approfonditamente il prodotto e usarlo per le tue necessità di virtualizzazione. Lo scoglio è l'hardware richiesto per farlo funzionare bene, non impossibile da reperire anche a basso costo, ma di certo superiore a quello richiesto da un hypervisor di "tipo 2" come VMware workstation o VirtualBox. Puoi dare uno sguardo a questo documento per farti un'idea.
Se sei curioso, con qualche modifica al software di installazione si riesce pure a abbassare un minimo i requisiti minimi obbligatori per testarlo; se la tua esigenza è solo quella di virtualizzare una o due macchine ti consiglio di usare VMw Workstation (da poco gratuito per uso personale) o Virtual Box (che gratuito lo è da sempre). Se poi hai bisogno di un serverino dedicato allora vai di Proxmox - potente e ben fatto - basato su KVM, che è alla base della soluzione offerta da Nutanix.
Rubberick11 Giugno 2024, 12:37 #6
Originariamente inviato da: Kaneda79
No, Nutanix non mette disposizione un hypervisor installabile su un sistema operativo; non avrebbe senso, perché la soluzione è più del solo hypervisor.

Tuttavia hai la possibilità di usare gratuitamente il loro software installando la "community edition", che ti permette di testare approfonditamente il prodotto e usarlo per le tue necessità di virtualizzazione. Lo scoglio è l'hardware richiesto per farlo funzionare bene, non impossibile da reperire anche a basso costo, ma di certo superiore a quello richiesto da un hypervisor di "tipo 2" come VMware workstation o VirtualBox. Puoi dare uno sguardo a questo documento per farti un'idea.
Se sei curioso, con qualche modifica al software di installazione si riesce pure a abbassare un minimo i requisiti minimi obbligatori per testarlo; se la tua esigenza è solo quella di virtualizzare una o due macchine ti consiglio di usare VMw Workstation (da poco gratuito per uso personale) o Virtual Box (che gratuito lo è da sempre). Se poi hai bisogno di un serverino dedicato allora vai di Proxmox - potente e ben fatto - basato su KVM, che è alla base della soluzione offerta da Nutanix.


grazie per i suggerimenti
v10_star11 Giugno 2024, 15:51 #7
Originariamente inviato da: alien321
Sei tanto lontano, ma TANTO.

In pratica Nutanix ha un sistema a Iperconvergenza, il che vuol dire che
loro ti vendono il loro Hardware con il loro software, che è un Hypervisor simile a VMWare.


aspè che messo giù così non è tanto chiaro il concetto ai non addetti: anzichè avere un nodo di virtualizzazione dedicato come vmware/xen/proxmox e un'altro nodo storage dedicato, con l'iperconvergenza si va ad unire questi 2 ruoli in un'unico nodo, carrozzato di ram e cpu.

p.s
E non mi è mai piaciuta come soluzione: lo storage facciamolo fare a netapp/emc/ibm e la virtualizzazione a vmware

p.s.2
ricordo ancora una decina d'anni fa degli esperimenti fatti con un mio ex fornitore ed esx 6 appena uscito a dare un pasto ad una vm software-defined storage la controller raid del nodo e pubblicare via iscsi la lun all'hypervisor stesso. Non andava neanche malaccio, ma vedere al boot le macchine in italic, anche no
Ecco, nutanix faceva (o fa) essenzialmente questo
alien32111 Giugno 2024, 18:28 #8
Originariamente inviato da: v10_star
aspè che messo giù così non è tanto chiaro il concetto ai non addetti: anzichè avere un nodo di virtualizzazione dedicato come vmware/xen/proxmox e un'altro nodo storage dedicato, con l'iperconvergenza si va ad unire questi 2 ruoli in un'unico nodo, carrozzato di ram e cpu.


Si, cosi è più chiaro grazie

p.s
E non mi è mai piaciuta come soluzione: lo storage facciamolo fare a netapp/emc/ibm e la virtualizzazione a vmware


inizialmente era parecchio acerbo, ma dopo che in cliente mi ha mostrato alcune meraviglie ho cambiato idea, peccato che siamo poveri
e non possiamo permettercelo...chissà in futuro...

p.s.2
ricordo ancora una decina d'anni fa degli esperimenti fatti con un mio ex fornitore ed esx 6 appena uscito a dare un pasto ad una vm software-defined storage la controller raid del nodo e pubblicare via iscsi la lun all'hypervisor stesso. Non andava neanche malaccio, ma vedere al boot le macchine in italic, anche no
Ecco, nutanix faceva (o fa) essenzialmente questo


Si, oggi come oggi non è male, oltretutto con i casini che stà succedendo con VMware un pensiero si può fare...
v10_star12 Giugno 2024, 09:02 #9
Originariamente inviato da: alien321
Si, cosi è più chiaro grazie



inizialmente era parecchio acerbo, ma dopo che in cliente mi ha mostrato alcune meraviglie ho cambiato idea, peccato che siamo poveri
e non possiamo permettercelo...chissà in futuro...


se non ricordo male sono nati come software-defined storage e poi hanno scalato sul virtuale per poi andare verso l'iper: le prime release supportavano una ventina di vm. Quando l'ho letto mi sono rotolato per terra dalle risate anche se saran passati 15 anni: di strata devono averne fatta anche loro dato che ho sentito più di qualche (ex)collega contento del prodotto. btw, 100k per una struttura virtuale, ora che metti in conto hardware, licenze ecc ecc, ci arrivi da entrambe le strade a quella cifra.

Si, oggi come oggi non è male, oltretutto con i casini che stà succedendo con VMware un pensiero si può fare...


Eh, broadcom l'ha fatta tutta fuori dal vaso con le licenze retail e spla, anche se mi aspetto quantomeno una parziale retromarcia.
Ma grazie a dio, non ho più a che fare col b2b/consulenza, quindi che si f**********
sisko21412 Giugno 2024, 16:04 #10
Beh... visto il periodo, forse anche valutare ProxmoxVE con Ceph non è male... anche perchè per avere l'iperconvergenza non devi avere hardware dedicato.

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