Il cloud del futuro? Secondo Akamai sarà distribuito all'edge

Il cloud del futuro? Secondo Akamai sarà distribuito all'edge

Il modello di cloud centralizzato sta iniziando a mostrare i suoi limiti dal punto di vista dell'esperienza utente, da quello dei costi e anche sotto il profilo della sovranità dei dati. Ecco perché secondo Akamai il futuro del cloud è distribuito all'edge

di pubblicata il , alle 09:11 nel canale Edge
Akamai
 

Akamai non ha dubbi: il cloud sarà sempre più distribuito all'edge. Ed è in buona compagnia, dato che Gartner conferma questa visione, suggerendo che entro il 2025 la maggior parte delle piattaforme cloud fornirà almeno una parte dei servizi distribuendoli direttamente sull'edge, così da essere il più vicini possibile agli utenti. Una puntualizzazione, quella di Akamai, che non suona come una novità assoluta, ma conferma un trend giù in atto da tempo, come abbiamo indicato in più occasioni su Edge9. 

Edge_Computing

L'importanza di un modello distribuito

L'approccio centralizzato del cloud porta con sé numerosi vantaggi, ma anche qualche controindicazione, soprattutto per quanto riguarda la latenza e l'esperienza utente, che peggiora con l'aumentare della distanza fra i client e i server cui essi si connettono. Se il cloud ha dato un'enorme spinta alla digitalizzazione di molti processi e ridotto i costi, grazie al fatto che li sposta dai capex agli opex, abbassando l'investimento iniziale e consentendo di programmare più efficacemente la spesa, la sua massiccia adozione ha col tempo fatto lievitare i costi delle infrastrutture cloud, che richiedono risorse di calcolo e di storage sempre crescenti, oltre che una banda elevatissima per gestire l'enorme quantità di richieste. 

La soluzione più ovvia è quindi di decentralizzare parte di queste risorse, distribuendole all'edge, quindi più vicine agli utenti, migliorando l'esperienza di utilizzo grazie a latenze sensibilmente inferiori, ma anche dando il via a nuove applicazioni e nuove esperienze, soprattutto quelle che fanno leva sui dispositivi IoT. 

"In Akamai, vediamo l'edge computing come il prossimo e naturale cambio di paradigma nell'IT, anche nell’ambito dei servizi cloud distribuiti, che danno inizio una nuova ondata di decentralizzazione" - spiega Richard Meeus, Director of Security Technology and Strategy EMEA di Akamai - "Nell'ultimo decennio, l’IT ha attraversato due cambiamenti apparentemente giustapposti: da un lato, la centralizzazione e il consolidamento delle infrastrutture nei data center cloud (privati, pubblici o ibridi), dall’altro, in riferimento agli utenti finali, abbiamo assistito a un'esplosione sia della diversità che della distribuzione locale dei dispositivi client, guidata da device mobili ad alta capacità e da reti wireless ampiamente disponibili. Questo ha creato una serie di sfide che l'edge computing può affrontare come il cloud o i data center tradizionali non possono fare”.

Le implicazioni sulla cybersecurity di un modello distribuito

Fondamentalmente, Akamai sostiene che sia necessario un modello di cloud distribuito, dove l'elaborazione dei dati, a partire dagli insitghs, viene effettuata sull'edge, che diventerà il nuovo centro di controllo e di fiducia, evitando anche di trasferire dati sensibili al di fuori dei confini nazionali. Un approccio che ha molti vantaggi, come spiegato, ma che porta anche dei rischi sotto il profilo della sicurezza. Questo modello, infatti, aumenta la complessità dell'infrastruttura, fatto che potrebbe favorire gli attaccanti. 

akamai security

"Negli ultimi 18 mesi, si è osservato un massiccio aumento dei cyber attacchi di tutti i tipi e le aziende che adottano un approccio multi-cloud sono spesso più a rischio a causa della crescente complessità di standardizzare le policy di sicurezza in tutta l’infrastruttura” - spiega Meeus “Mantenere una posizione di sicurezza coerente in tutti gli ambienti cloud e on-premise è della massima importanza per le aziende che cercano di trarre il massimo dai modelli cloud distribuiti”.

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