Il fallimento dei click day: una questione culturale, non tecnologica

Il fallimento dei click day: una questione culturale, non tecnologica

I click day di quest'anno sono falliti per lo stesso motivo. Che, contrariamente a quanto si possa pensare, non è tecnologico. È culturale. Un riflesso diretto dell'immobilità del Paese, che sembra refrattario a ogni cambiamento

di pubblicata il , alle 14:36 nel canale Innovazione
 

La rivoluzione digitale prometteva di cambiare tutto e rivedere molti aspetti delle nostre vite, in particolare quelli legati al rapporto con lo Stato e le sue istituzioni. Tali promesse sono state però largamente disattese, con inefficienze e complicazioni che rendono fare impresa in Italia più difficile del necessario. Un esempio lampante di questo fallimento è l'impiego dei cosiddetti "click day" per l'erogazione di bonus e risarcimenti. Un simbolo di un fallimento non dovuto a improbabili attacchi hacker o a problemi dell'infrastruttura, ma a una riproposizione in chiave digitale di dinamiche analogiche. In ultima analisi, un problema culturale.

Perché il bonus bici è stato un fallimento? Le ragioni culturali

A meno di non avere a disposizione un'infrastruttura di enormi dimensioni, è lecito attendersi che centinaia di migliaia di utenti che cerchino di effettuare operazioni portino a problemi. Un concetto che appare elementare anche ai non addetti ai lavori, ma che non sembra aver spaventato gli ideatori del "click day" per il bonus biciclette, che hanno implementato un sistema di code assolutamente bizantino con l'illusione di riuscire così a gestire la mole di richieste. Che, visto il suddetto sistema, era largamente attesa.

Il problema, in questo caso, non sta nel fatto che l'infrastruttura non abbia retto. Non era il problema reale nemmeno per il "click day" di aprile, quando i server dell'INPS non hanno retto alle richieste di connessione da parte dei professionisti. Il problema vero sta nel fatto che qualcuno abbia deciso che un "click day" fosse una buona idea.

Come scrivevo all'inizio, la promessa del digitale era quella di cambiare le dinamiche e i rapporti tra i cittadini e le istituzioni. Questa promessa non è stata infranta perché il digitale non è in grado di esaudirla, ma perché si sono applicate le logiche antecedenti al mondo digitale. Google non mette in coda gli utenti quando questi fanno una ricerca, né Amazon chiede di attendere il proprio turno per poter fare i propri acquisti. Perché, dunque, bisogna chiedere ai cittadini di mettersi in coda con il proprio computer come se si trovassero in un ufficio postale?

Il sistema è tanto arzigogolato e irrazionale da rasentare l'assurdo. La complicazione a livello tecnico nell'implementare un sistema simile è notevole e ben superiore alle molteplici alternative presenti: solo per nominarne due, c'è la restituzione sul conto corrente a seguito della presentazione della dichiarazione dei redditi, o l'applicazione di sconti da parte dei rivenditori che ricevono successivamente un rimborso. Le idee si sprecano e sono in ogni caso migliori di quella poi effettivamente implementata.

La ragione per cui ci si ostina a proporre queste modalità inadeguate sta nella mentalità: chi pensa a queste implementazioni è saldamente fermo nella prima metà del ventesimo secolo e pare non avere alcuna intenzione di andare oltre. L'approccio culturale è lo stesso di cinquant'anni fa e, vista la rivoluzione completa introdotta dal digitale nella nostra società, non si può non pensare al Gattopardo di Tomasi di Lampedusa: tutto deve cambiare affinché nulla cambi. E finché la politica non deciderà di porre un freno a queste modalità imponendone di più moderne, continueremo a fare code virtuali.

I "click day" sono il frutto di una cultura immobile e la proverbiale punta dell'iceberg di un sistema burocratico che danneggia tutti, a partire dai contribuenti. Ma perché ci sia un cambiamento su questo fronte deve avvenirne prima uno su un altro: bisogna che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e che paghi le conseguenze delle proprie azioni, positive o negative che siano. Solo dopo verrà tutto il resto.

Cambiamenti tecnologici e culturali: un binomio inscindibile

Comprensibilmente non prende bene i disservizi della PA

Le varie innovazioni che la tecnologia offre - strumenti open source, cloud, container e così via - diventano improvvisamente meno utili, meno vantaggiose, meno in grado di realizzare il proprio potenziale se non c'è una cultura di base pronta ad abbracciare i cambiamenti che le nuove tecnologie impongono e farli propri. Perché altrimenti il rischio è quello di usare sì il trattore a idrogeno, ma per farlo tirare dai buoi al posto dell'aratro. L'evoluzione dei mezzi di produzione influenza quella della cultura e viceversa, ma se una delle due si blocca (in questo caso quella culturale) allora si bloccherà anche l'altra; il cambiamento dei mezzi tecnologici non può non procedere di pari passo con un cambiamento nell'approccio ad essi. Lo si vede benissimo nel mondo aziendale, dove le aziende che riescono a fare propria questa evoluzione prosperano e quelle che invece rimangono ferme incontrano difficoltà e, se non cambiano, finiscono per essere superate dalle concorrenti e chiudono.

Usare il cloud ha poco senso se lo si utilizza esattamente come un server di vent'anni fa, così come impiegare i container non ha senso se non se ne sfruttano le caratteristiche intrinseche di flessibilità e agilità. Per sfruttare questi nuovi mezzi è necessario un cambiamento di approccio profondo, che mette in discussione molti dei concetti già appresi e impiegati. Ma così come è richiesto a ciascuno di noi di continuare a imparare, affinare le proprie competenze e muoversi in campi nuovi e inesplorati, così dev'essere richiesto alla pubblica amministrazione. Intendiamoci: il problema non è solo nel pubblico, come evidenziato da diversi studi (se ne era parlato, ad esempio, alla conferenza D-Avengers all'Università Bocconi di Milano). In Italia non si investe in formazione, che significa che non si investe nella preparazione al cambiamento e all'evoluzione. Ma il mondo, da che esiste, non è mai stato fermo e pretende che ci si muova con esso. Altrimenti si viene lasciati indietro, con tutte le conseguenze del caso.

64 Commenti
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silviop06 Novembre 2020, 14:49 #1

Quando una risorsa e' scarsa ....

... e la si deve assegnare incaponirsi con il FIFO e' assurdo.
Con il digitale e' come se tutti fossero gia' dentro l'ufficio e tu buttassi in mezzo il rotolo con i numerini.....folle.

Svelgen06 Novembre 2020, 14:51 #2
Google non mette in coda gli utenti quando questi fanno una ricerca, né Amazon chiede di attendere il proprio turno per poter fare i propri acquisti. Perché, dunque, bisogna chiedere ai cittadini di mettersi in coda con il proprio computer come se si trovassero in un ufficio postale?


Non trovo alcun nesso logico nel paragone con Google e Amazon.
Non tutti cercano la stessa cosa in quel preciso istante come non tutti acquistano quel paio di scarpe in quel preciso istante.
Per me, il fallimento c'è stato perché invece di utilizzare un portale che gestisce milioni di richieste ogni anno e non nello stesso momento, ne hanno messo in piedi un altro per gestire migliaia di richieste in meno di 24 ore.
Partiamo da un punto fermo: lo scontrino/fattura che ha una data di acquisto.
Quella era la coda da cui partire: la data.
Sarebbe stato sufficiente caricare tutto sul sito dell'agenzia delle entrate, e gestire tutto lì, a partire da un semplice controllo incrociato sullo scontrino e sulla data di acquisto.
Nessun blocco e tutti, in base alla precedenza di acquisto, avrebbero usufruito del bonus. Rimaneva fuori qualcuno? Si stanziavano altri fondi come peraltro già ventilato dal ministero dell'ambiente.
Avevano a disposizione una cosa tanto semplice, ma l'hanno complicata ulteriormente pensando di risolvere tutto come dal panettiere quando prendi il numerino...
Gringo [ITF]06 Novembre 2020, 14:53 #3
Prossima volta implementeranno la Battle Arena, devono solo decidere il gioco...
TorettoMilano06 Novembre 2020, 15:09 #4
Originariamente inviato da: Svelgen
Non trovo alcun nesso logico nel paragone con Google e Amazon.
Non tutti cercano la stessa cosa in quel preciso istante come non tutti acquistano quel paio di scarpe in quel preciso istante.
Per me, il fallimento c'è stato perché invece di utilizzare un portale che gestisce milioni di richieste ogni anno e non nello stesso momento, ne hanno messo in piedi un altro per gestire migliaia di richieste in meno di 24 ore.
Partiamo da un punto fermo: lo scontrino/fattura che ha una data di acquisto.
Quella era la coda da cui partire: la data.
Sarebbe stato sufficiente caricare tutto sul sito dell'agenzia delle entrate, e gestire tutto lì, a partire da un semplice controllo incrociato sullo scontrino e sulla data di acquisto.
Nessun blocco e tutti, in base alla precedenza di acquisto, avrebbero usufruito del bonus. Rimaneva fuori qualcuno? Si stanziavano altri fondi come peraltro già ventilato dal ministero dell'ambiente.
Avevano a disposizione una cosa tanto semplice, ma l'hanno complicata ulteriormente pensando di risolvere tutto come dal panettiere quando prendi il numerino...


non si possono cambiare le regole quando si vuole, se io avessi comprato la bici l'ultimo giorno disponibile e venissi a sapere di questa cosa mi innervosirei un attimino. inoltre se avessero detto da subito che sarebbe stata data priorità al bonus a chi acquistava prima non oso immaginare cosa sarebbe successo al dayone nei negozi di bici
Saturn06 Novembre 2020, 15:12 #5
Originariamente inviato da: Gringo [ITF]
Prossima volta implementeranno la Battle Arena, devono solo decidere il gioco...


Quake 3 Arena - e non si discute.

Ci giochi anche con il modem 56k e non vengono tagliati fuori quelli nelle zone non coperte da adsl, fibra o finta fibra...
bonzoxxx06 Novembre 2020, 15:12 #6
Non sono totalmente d'accordo con l'articolo, il sito ha retto bene anzi benissimo, il problema è stato tutto dello SPID soprattutto quello delle poste e chi sta scrivendo in questo thread può confermare.

Non si possono gestire 500.000 utenti CONTEMPORANEAMENTE per l'erogazione di un bonus, oltre al fatto che io stesso ero 670.000esimo e nel giro di un'ora e spicci sono riuscito a far prendere un secondo buono ad un mio familiare poco pratico con l'informatica.

La mattina dopo, alle 6.30 (lo so è presto) ero 61esimo quindi fattibilissimo.

C'è margine di miglioramento? Assolutamente ma stavolta la colpa non è stata del Ministero.

Sul COME è stato distribuito invece in parte concordo, siamo palesemente indietro al resto dell'Europa ma siamo anni luce avanti su come lucrare alle spese dello stato dato che molti buoni sono finiti sulla baia: finché in questo paese i furbi agiranno indisturbati non c'è innovazione che tenga.
Unrue06 Novembre 2020, 15:16 #7
Premesso che le infrastrutture nazionali informatiche sono palesemente inadeguate, il paragone con Google e Amazon non ha senso. Qua stiamo parlando di un bonus ad esaurimento, quindi chi prima arriva lo prende. Quindi una sorta di coda deve per forza esserci.

Poi possiamo discutere ore quale sia la strategia migliore ma non si scappa, una coda deve esserci. Altrimenti secondo quale criterio viene assegnato un bonus ad esaurimento?
cronos199006 Novembre 2020, 15:22 #8
Originariamente inviato da: Svelgen
Non trovo alcun nesso logico nel paragone con Google e Amazon.
Perchè non hai compreso la logica. Non si vuole fare il paragone con Google o Amazon, si vuole far capire che la mentalità di fondo che esiste in altri lidi (può essere un altro paese o il servizio di un privato che è "al passo coi tempi" da noi non esiste. Per dirla in modo più banale, è come quando da noi non si innova in determinati settori perchè poi gli anziani rimangono indietro.

L'articolo fa degli esempi per puntare il dito non sul servizio specifico del click day che non ha funzionato. Fa degli esempi per far capire che la mentalità di fondo dalla quale nascono certi strumenti, soprattutto nella PA ma non solo, non si è evoluta di pari passo con la tecnologia.
Se arriva un nuovo strumento tecnologico che apre nuove possibilità e un modo diverso di fare le cose, noi non siamo in grado di vedere quelle nuove possibilità e lo usiamo nella stessa maniera in cui usavamo i vecchi strumenti, rendendo del tutto vana l'innovazione.

Quello che hai scritto tu può anche essere giusto, ma l'articolo non sta sindacando su quello che andrebbe fatto all'atto pratico, ma sui presupposti mentali che portano a quelle scelte pratiche.

Altri che hanno scritto dopo di te (non li quoto) fanno lo stesso errore concettuale. Puntano il dito sulle infrastrutture o sul sistema in se da usare partendo dagli aspetti pratici.
La pratica è il passo successivo a quello cui punta il dito l'articolo. Poteva essere scritto senza neanche citare alcun elemento tecnologico.


Sinceramente lo condivido in toto.
bonzoxxx06 Novembre 2020, 15:25 #9
Originariamente inviato da: cronos1990
Perchè non hai compreso la logica. Non si vuole fare il paragone con Google o Amazon, si vuole far capire che la mentalità di fondo che esiste in altri lidi (può essere un altro paese o il servizio di un privato che è "al passo coi tempi" da noi non esiste. Per dirla in modo più banale, è come quando da noi non si innova in determinati settori perchè poi gli anziani rimangono indietro.

L'articolo fa degli esempi per puntare il dito non sul servizio specifico del click day che non ha funzionato. Fa degli esempi per far capire che la mentalità di fondo dalla quale nascono certi strumenti, soprattutto nella PA ma non solo, non si è evoluta di pari passo con la tecnologia.
Se arriva un nuovo strumento tecnologico che apre nuove possibilità e un modo diverso di fare le cose, noi non siamo in grado di vedere quelle nuove possibilità e lo usiamo nella stessa maniera in cui usavamo i vecchi strumenti, rendendo del tutto vana l'innovazione.

Quello che hai scritto tu può anche essere giusto, ma l'articolo non sta sindacando su quello che andrebbe fatto all'atto pratico, ma sui presupposti mentali che portano a quelle scelte pratiche.

Altri che hanno scritto dopo di te (non li quoto) fanno lo stesso errore concettuale. Puntano il dito sulle infrastrutture o sul sistema in se da usare partendo dagli aspetti pratici.
La pratica è il passo successivo a quello cui punta il dito l'articolo. Poteva essere scritto senza neanche citare alcun elemento tecnologico.


Sinceramente lo condivido in toto.


Sostanzialmente stai dicendo che il problema è più radicato, è proprio un approccio sbagliato..
Naveg06 Novembre 2020, 15:32 #10
Originariamente inviato da: Unrue
Poi possiamo discutere ore quale sia la strategia migliore ma non si scappa, una coda deve esserci. Altrimenti secondo quale criterio viene assegnato un bonus ad esaurimento?


Il problema è che uno stato non può e non deve creare bonus di massa ad esaurimento. Cos'è una lotteria?

Si specificano i criteri per accedervi, si stima quanti soldi servono, e si stanziano in eccesso coprendo tutti i quali vi partecipano e che rispettano i requisiti.

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